mercoledì 11 Marzo 2026

PSA: Allarme in Liguria e Piemonte, i contagi aumentano

La situazione epidemiologica relativa alla Peste suina africana (PSA) continua a destare preoccupazione in Liguria e Piemonte, con una dinamica di diffusione complessa che richiede un’analisi approfondita e interventi mirati.

I recenti dati comunicati dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (Izs) evidenziano un incremento significativo dei casi positivi riscontrati nella fauna selvatica, in particolare nella popolazione di cinghiali liguri.
In Liguria, l’incremento dei casi positivi si concentra in aree specifiche, con una concentrazione particolare nelle province di Genova e La Spezia.
Nello specifico, la provincia di Genova registra otto nuove rilevazioni, prevalentemente localizzate a Castiglione Chivarese, dove si contano nove positivi in totale.

Anche Rapallo presenta un focolare in espansione, con tre nuove conferme che portano il totale a nove casi.
La Spezia, invece, vede aumentare il numero di cinghiali infetti, con una nuova positività a Calice al Cornoviglio, il secondo caso in quella località, e tre nuovi casi a Sesta Godano, elevando il totale a sette.
Questo quadro complessivo determina un aumento del numero totale di casi accertati in Liguria, che raggiunge quota 1.190.
Il Piemonte, pur rimanendo relativamente più stabile rispetto alla Liguria, non può dirsi esente da preoccupazioni.
Nonostante la mancanza di nuove rilevazioni nella popolazione di cinghiali, il numero totale dei casi in regione si attesta a 799, sottolineando la persistenza del rischio di ulteriore diffusione.
Il dato aggregato, che include Liguria e Piemonte, indica un aumento del numero complessivo di casi positivi sui cinghiali, che sale a 1.989.

L’assenza di nuove segnalazioni negli allevamenti suinicoli, con nove focolai ancora attivi, rappresenta un elemento positivo, ma non consente di allentare la vigilanza e gli interventi di prevenzione e controllo.

L’epidemia di PSA rappresenta una sfida complessa che richiede una risposta coordinata a livello regionale e nazionale.

La gestione del fenomeno implica la combinazione di diverse strategie, tra cui il monitoraggio costante della popolazione di cinghiali, la ricerca di nuove tecnologie per la diagnosi precoce, il controllo della diffusione del virus attraverso misure di biosicurezza negli allevamenti e, soprattutto, la ricerca di soluzioni per la riduzione della popolazione di cinghiali, considerato il principale vettore di trasmissione della malattia.
La difficile gestione di questa specie, selvaggia e fortemente legata all’ambiente naturale, rende le misure di controllo particolarmente delicate e complesse, richiedendo un equilibrio tra la tutela della biodiversità e la protezione della filiera zootecnica.
La condivisione dei dati e la collaborazione tra le regioni limitrofe sono essenziali per contenere l’epidemia e prevenire la sua ulteriore diffusione.

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