lunedì 12 Gennaio 2026

Sud Italia spaccato: lavoratori vs pensionati, allarme Cgia

L’analisi congiunturale del rapporto tra forza lavoro e pensionati nel 2024, condotta dalla Cgia, dipinge un quadro complesso e, in molte aree del Paese, allarmante.
La disparità tra occupati e beneficiari di pensioni, misurata come saldo netto, rivela un divario particolarmente marcato nelle province meridionali, con Lecce in testa a una classifica negativa che riflette profonde fragilità strutturali.

Il risultato, con un saldo di -90.306, è seguito da Reggio Calabria (-86.977), Cosenza (-80.430), Taranto (-77.958) e Messina (-77.002), evidenziando un trend preoccupante che interessa ampie fasce del Sud e delle Isole.
Contrariamente a una lettura superficiale che attribuirebbe la situazione unicamente all’invecchiamento della popolazione e alla prevalenza di pensioni di vecchiaia, lo studio della Cgia sottolinea il peso significativo dei trattamenti assistenziali e delle pensioni di invalidità.

Questo dato cruciale indica un intreccio di problematiche socio-economiche ben più ampio, radicato in decenni di scelte politiche e dinamiche demografiche.
La persistenza di un elevato numero di beneficiari di welfare, rispetto al numero di lavoratori attivi, è il risultato convergente di quattro processi interconnessi e potenzialmente auto-rinforzanti: un calo prolungato della natalità, l’invecchiamento demografico accelerato, un tasso di occupazione persistentemente inferiore alla media europea e, non ultimo, la presenza diffusa di lavoro irregolare che sottrae risorse al sistema contributivo.

L’erosione della base imponibile, derivante da questi fattori, amplifica la pressione sul sistema pensionistico e assistenziale, creando un circolo vizioso che rischia di compromettere la sostenibilità finanziaria del Paese.
La prospettiva futura non appare rosea.
Le previsioni indicano un peggioramento generalizzato del quadro, anche nelle regioni economicamente più avanzate, che dovranno fronteggiare sfide demografiche crescenti.
In questo contesto, è significativo che anche otto province settentrionali presentino un saldo negativo, superando, in sostanza, la situazione delle province meridionali.
L’analisi territoriale rivela un’eterogeneità che complessa il quadro complessivo.
Pur nella prevalenza di situazioni critiche, alcune realtà del Mezzogiorno – Matera, Pescara, Bari, Cagliari e Ragusa – si distinguono per un saldo positivo, testimoniando la presenza di dinamiche locali virtuose che meriterebbero un’attenta analisi e replicabilità.

Un indicatore particolarmente rivelatore è l’indice di anzianità dei dipendenti privati.

La Basilicata, con un valore di 82,7, emerge come regione caratterizzata da un’età media particolarmente elevata della forza lavoro, seguita da Sardegna, Molise, Abruzzo e Liguria.

Questo dato segnala una difficoltà strutturale nel ricambio generazionale e un potenziale freno all’innovazione e alla crescita economica.

In contrasto, regioni come Emilia Romagna, Campania, Veneto, Lombardia e Trentino Alto Adige presentano valori inferiori, indicando una maggiore capacità di rinnovamento della forza lavoro.
In definitiva, lo studio della Cgia offre un quadro dettagliato di una situazione complessa e in evoluzione, sottolineando la necessità di interventi strutturali mirati a rafforzare il mercato del lavoro, incentivare la natalità, contrastare il lavoro irregolare e promuovere l’invecchiamento attivo della popolazione.

Solo attraverso un approccio integrato e lungimirante sarà possibile invertire la tendenza e garantire la sostenibilità del sistema previdenziale e assistenziale per le generazioni future.

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