L’azione militare statunitense contro il Venezuela solleva profonde preoccupazioni e richiede un’analisi critica che vada oltre la semplice condanna.
La segreteria regionale del Partito Democratico ligure, con voce ferma e responsabile, esprime la sua opposizione a questa escalation, ribadendo un principio fondamentale: la democrazia non può essere imposta con la forza, né esportata attraverso interventi unilaterali che destabilizzano intere regioni e alimentano un clima di insicurezza globale.
L’uso della forza, in questa circostanza, non rappresenta una soluzione, bensì un’aggravante.
Si assiste a un pericoloso ritorno a dinamiche geopolitiche obsolete, a una spartizione del mondo che ricorda i peggiori periodi storici, dove le grandi potenze si contendono risorse e aree di influenza, incuranti delle conseguenze devastanti per le popolazioni locali e per il diritto internazionale.
La spirale di conflitti, già alimentata da guerre dirette e indirette in molte parti del mondo, si intensifica, minacciando la stabilità e la prosperità condivisa.
La segreteria ligure del PD invita a riflettere sulla necessità urgente di riaffermare il primato della politica come strumento di mediazione e dialogo.
È imperativo ricostruire un percorso di solidarietà e cooperazione tra le nazioni, abbandonando la logica del predominio e della coercizione.
L’operazione in Venezuela, presentata come “missione speciale”, in realtà nega il diritto all’autodeterminazione dei popoli e scredita i valori stessi della democrazia, perché la legalità non può fondarsi sull’arbitrio e la prevaricazione.
Si richiede con forza una revisione radicale delle strategie di politica estera, abbandonando la visione obsoleta di un ordine mondiale basato sull’equilibrio del potere.
È necessario promuovere un nuovo ordine multilaterale, fondato su principi democratici, giustizia sociale e progresso per tutti.
Questa visione implica un impegno concreto per il disarmo, non solo militare, ma anche economico e tecnologico, contrastando le pratiche di disinformazione e manipolazione che alimentano la paura e l’odio.
L’Europa, in particolare, ha la responsabilità di assumere un ruolo attivo in questo processo, promuovendo un approccio diplomatico e sostenendo le istituzioni internazionali.
Non si può permettere che la logica della forza prevalga, portando il mondo verso un conflitto generalizzato, frammentato in miriadi di guerre per procura.
È tempo di investire nella costruzione di ponti, non di trincee, per garantire un futuro di pace e prosperità per tutti.
La vera sfida è disarmare le menti e i cuori, creando una cultura della pace e della comprensione reciproca.







