martedì 13 Gennaio 2026

Moussa Sangare chiede il carcere: colpo di scena nel processo Verzeni

La vicenda che coinvolge Moussa Sangare, accusato per l’efferato omicidio di Sharon Verzeni, si è ulteriormente complicata all’interno dell’aula di Corte d’Assise di Bergamo.

Durante l’arringa difensiva, un colpo di scena inatteso ha interrotto il ragionamento del legale Giacomo Maj, portando il convenuto a richiedere il ritorno immediato in custodia cautelare.
La richiesta, espressa con veemenza, emerge come un elemento perturbante in un processo già segnato da complessità e contraddizioni.
Sangare, visibilmente turbato, ha manifestato un netto rifiuto nei confronti delle argomentazioni avanzate dal suo stesso avvocato, percepite come un tentativo di incriminarlo.

“Non comprendo il senso di queste parole che mi addossano una responsabilità che non ho,” ha dichiarato, sottolineando il suo convincimento di innocenza.
La sua reazione sottolinea una profonda discrepanza tra la strategia difensiva e la sua personale interpretazione dei fatti.
L’azione del legale Maj si fondava su una linea di difesa incentrata sulla negazione del fatto stesso.
In sostanza, l’avvocato sosteneva che l’omicidio di Sharon Verzeni, la giovane barista trentatreenne trovata senza vita a Terno d’Isola nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024, non fosse stato commesso dal suo assistito.

Questa tesi si basa su una serie di confessioni precedenti rilasciate da Sangare, immediatamente successive al suo arresto.
Dichiarazioni che, secondo la difesa, avrebbero dovuto portare all’assoluzione del convenuto.

Tuttavia, la richiesta di Sangare di rientrare in carcere solleva interrogativi cruciali.

Le confessioni iniziali, che costituivano il fulcro della difesa, sono ora percepite dal convenuto come elementi accusatori.
Questa evoluzione suggerisce una potenziale crisi nel rapporto tra Sangare e il suo legale, oppure una radicale revisione della sua visione dei fatti.

La vicenda si configura, quindi, come un intreccio di accuse, confessioni, pentimenti e, soprattutto, un profondo smarrimento nella ricerca della verità.

La Corte dovrà ora valutare attentamente questa inattesa svolta, soppesando la validità delle precedenti dichiarazioni alla luce della nuova richiesta di Sangare e considerando le implicazioni che questa ha sul processo e sulla sua stessa percezione della giustizia.

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