mercoledì 28 Gennaio 2026

Strozza, addio Pamela: dolore, accuse e un’ombra di sospetti

L’aria a Strozza, Bergamo, si faceva pesante, intrisa di un dolore palpabile.
La chiesa accoglieva un fiume di persone, un tributo a Pamela Genini, strappata alla vita troppo prematuramente.
Tra le prime ad entrare, Elisa, stringeva un bouquet di fiori candidi, un omaggio al gusto estetico che Pamela amava.

“Il bianco le piaceva, era una costante nel suo mondo,” confidò Elisa, la voce rotta dall’emozione, “Una luce, una vitalità contagiosa, una dolcezza infinita.
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un vuoto incolmabile ci ha lasciato.

“La commozione era tangibile, ma un’ombra di tensione serpeggiava nell’atmosfera.

La madre di Pamela, visibilmente provata, rivolse un’accusa velata alle amiche defunte, un lamento lacerante per un presunto abbandono.
“Spero di poterle incontrare oggi,” sussurrò, il dolore dipinto sul volto, “vorrei poter capire, confrontarmi.

” Un desiderio di chiarimento, un’amara riflessione sulla fragilità dei legami, amplificata dall’irruzione della morte.

L’attenzione si spostò poi su Soncin, figura controversa nel racconto della scomparsa di Pamela.
Le parole, i silenzi, le omissioni, i presunti inganni: un repertorio di accuse che alimentavano il sospetto e la rabbia collettiva.
“Vediamo cosa dirà, quali nuove narrazioni tenterà di tessere,” si sentì mormorare tra la folla, un veleno di risentimento che si diffondeva in quell’ambiente funebre.
Elisa, con un gesto che cercava di mitigare la tensione, richiamò tutti alla calma.
“Siamo in buone mani,” affermò, riferendosi alla dottoressa Menegazzo, il cui ruolo, non specificato, implicava una sorta di supervisione o supporto professionale.

Un tentativo di rassicurazione, di canalizzare il dolore verso una speranza di verità e giustizia.
“Ora è il momento del silenzio, della preghiera, del ricordo di lei,” concluse, invitando tutti a focalizzarsi sul lutto e sulla commemorazione, cercando un conforto spirituale nell’oscurità del dolore.

L’eco delle sue parole, però, lasciava intravedere una domanda inespressa, un interrogativo che aleggiava pesante nell’aria: sarebbe stato possibile, in quel luogo di lutto e di dolore, trovare una vera e duratura pace?

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