sabato 17 Gennaio 2026

Brescia, Sorroche condannato: 5 anni per l’attentato alla scuola di Polizia

L’esito del processo a Juan Antonio Sorroche, anarchico spagnolo noto per le sue affiliazioni a movimenti anarco-insurrezionalisti, ha sancito una condanna a cinque anni di reclusione, in relazione all’attentato del 18 dicembre 2015 che colpì la scuola di Polizia di via Vittorio Veneto a Brescia.
La decisione della Corte d’Assise bresciana conferma la natura di atto terroristico dell’azione, allineandosi alla ricostruzione del Pubblico Ministero, pur attenuando la richiesta di sei anni, in aggiunta alla pena di 14 anni già in corso di esecuzione a Terni per un successivo attentato alla sede della Lega di Villorba nel 2018.
Il tribunale ha inoltre disposto un risarcimento di 50.000 euro a favore del Ministero dell’Interno, una cifra inferiore a quella di un milione richiesta inizialmente.

L’episodio del 2015, risalente a undici anni fa, vide Sorroche, figura di spicco in ambienti anarchici radicali, posizionare un ordigno improvvisato, costruito con una combinazione di idrocarburi e polvere pirica all’interno di una pentola a pressione, davanti all’edificio scolastico.

Fortunatamente, l’esplosione non provocò feriti, ma la gravità dell’atto risiede nella sua intenzionalità e nel contesto ideologico che lo ha generato.

L’attentato fu immediatamente rivendicato attraverso un comunicato firmato “Cellula Anarchica Acca”, un collettivo che, a partire dal 2014, aveva intensificato la sua attività insorgente in Italia e in altri paesi.

Questa “Cellula” si caratterizzava per azioni mirate a manifestare solidarietà con detenuti di area anarchica e per promuovere un’ideologia radicale che rifiuta l’autorità e le istituzioni.

Le indagini condotte dalle forze dell’ordine hanno stabilito un collegamento diretto tra la rivendicazione e Sorroche, in virtù delle peculiarità linguistiche e semantiche del messaggio, un legame che è stato ulteriormente consolidato con l’arresto dello stesso anarchico nell’ottobre 2023, mentre si trovava già in detenzione per altri reati.
L’episodio di Brescia si inserisce in un contesto più ampio di violenza politica caratterizzata da una specifica ideologia, che si manifesta con azioni dirette contro simboli dello stato e istituzioni percepite come oppressive.

L’attentato, pur non avendo causato vittime, rappresenta una seria violazione della legalità e un atto di sfida verso l’ordine democratico, sollevando interrogativi sulla radicalizzazione ideologica, le reti di supporto a tali movimenti e le misure di prevenzione e repressione necessarie per tutelare la sicurezza pubblica e la convivenza civile.

La sentenza rappresenta un tassello nella ricostruzione di questi eventi e nella definizione delle responsabilità individuali e collettive.

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