martedì 3 Febbraio 2026

Sistema Pavia: Annullati i sequestri, ombre sulla Procura

Il Tribunale per le Indagini Preliminari di Brescia ha accolto il ricorso presentato dalla difesa dell’ex procuratore della Repubblica di Pavia, Mario Venditti, e del pubblico ministero Pietro Paolo Mazza, determinando l’annullamento del decreto di perquisizione e sequestri emesso il 9 ottobre.
La decisione, motivata con rigore logico, pone una seria inchiesta, denominata “sistema Pavia” e legata al controverso caso Garlasco, in una luce profondamente diversa da quella precedentemente delineata.
L’annullamento del provvedimento restrittivo non si fonda su una valutazione superficiale, bensì su una disamina approfondita delle prove addotte dall’accusa.

I giudici bresciani hanno evidenziato una significativa carenza di elementi investigativi in grado di dimostrare una connessione causale tra l’utilizzo di veicoli noleggiati dalla Procura di Pavia e lo svolgimento di attività di indagine.
Al contrario, l’ipotesi che tali autovetture fossero destinate a un uso privato da parte dei magistrati coinvolti non è stata suffragata da prove concrete.
Questa discrepanza tra le accuse formulate – corruzione e peculato – e la mancanza di elementi probatori a sostegno, ha portato i giudici a esprimere un dubbio rilevante sulla validità delle indagini.

L’accusa aveva sostenuto che l’utilizzo improprio delle risorse pubbliche rappresentasse una forma di arricchimento indebito e una violazione del dovere d’ufficio.
Tuttavia, l’assenza di riscontri solidi in merito all’utilizzo delle autovetture per scopi diversi da quelli autorizzati, mina la credibilità di questa ricostruzione.
L’annullamento del decreto di perquisizione e sequestri non costituisce una assoluzione, ma apre la strada a un riesame complessivo delle indagini.

Il Tribunale di Brescia ha implicitamente invitato la Procura ad approfondire le proprie verifiche, concentrandosi sulla raccolta di prove certe e inconfutabili, che possano validare le accuse mosse a Venditti e Mazza.

La vicenda solleva, inoltre, interrogativi sulla gestione delle risorse pubbliche all’interno della Procura di Pavia e sulla necessità di implementare controlli più rigorosi per prevenire abusi e garantire la trasparenza nell’esercizio delle funzioni giudiziarie.

La decisione dei giudici bresciani, seppur limitata all’annullamento di un singolo atto investigativo, rappresenta un monito importante sull’importanza del rispetto dei principi fondamentali del diritto processuale e sulla necessità di fondare ogni accusa su basi probatorie solide e inequivocabili.

La vicenda, intrecciandosi con la già delicata vicenda di Garlasco, rischia di amplificare ulteriormente le ombre che gravano sull’amministrazione della giustizia in Lombardia.

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