venerdì 27 Febbraio 2026

Borgonovo, la famiglia diffida i tifosi: polemiche sul trofeo.

La scomparsa prematura di Stefano Borgonovo, figura iconica del calcio italiano e idolo per i tifosi comaschi, continua a generare un complesso intreccio di affetti, ricordi e, ora, questioni legali.
La famiglia dell’attaccante, che ha vestito le maglie di Como, Milan, Fiorentina, Pescara e Udinese prima di soccombere alla Sla nel 2013, ha formalmente intimato ai “Pesi Massimi”, storico gruppo del tifo organizzato comasco, di cessare l’utilizzo del nome di Borgonovo in relazione al rinomato trofeo che premia il calciatore più amato dai tifosi.

La notizia, diffusa dal quotidiano *La Provincia*, segna una svolta nella gestione del patrimonio memoriale del campione.

Il legame tra i “Pesi Massimi” e Stefano Borgonovo affonda le radici negli anni d’oro del Como in Serie A (1982-1988), periodo in cui l’attaccante divenne un punto di riferimento imprescindibile per la comunità.
Il gruppo di tifosi ha promosso numerose iniziative per onorare la memoria del calciatore, culminate nell’intitolazione del piazzale antistante lo stadio Sinigaglia e, naturalmente, nell’organizzazione del prestigioso trofeo che celebra il giocatore preferito dai sostenitori.

La lettera di diffida, pur riconoscendo l’apprezzamento per l’iniziativa promossa negli anni passati, formalizza la volontà della famiglia Borgonovo di riprendere il controllo esclusivo sull’uso del nome del calciatore.

Questa decisione si inserisce in un più ampio processo di riorganizzazione volto a centralizzare la gestione del suo lascito, proteggendolo da utilizzi non autorizzati e assicurandone la corretta valorizzazione.

I “Pesi Massimi”, attraverso un messaggio pubblicato sulla loro pagina Facebook, esprimono profondo rammarico per la decisione e sottolineano come il tentativo di un incontro con la vedova, Chantal Guigard Borgonovo, sia stato respinto.

La reazione del gruppo di tifosi, carica di emozione e affetto, si concretizza nella frase emblematica: “Potrete toglierci il suo nome – scrivono – ma in realtà Stefano non ce lo toglierete mai.
“L’episodio solleva interrogativi più ampi sulla gestione della memoria pubblica delle figure di riferimento dello sport e sulla delicata linea di confine tra il diritto alla protezione del nome e il desiderio di preservare un’eredità di affetti e passioni che trascende le questioni legali.
La vicenda, al di là delle implicazioni formali, testimonia la profonda impronta che Stefano Borgonovo ha lasciato nel cuore dei tifosi comaschi e nel panorama calcistico italiano, un’impronta destinata a perdurare nel tempo, al di là di ogni limitazione formale.
Il trofeo, pur privo del nome di Borgonovo, rimarrà un monito tangibile del suo contributo al mondo del calcio e un simbolo di quella passione che ha unito una comunità.

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