domenica 8 Febbraio 2026

Milan-Como a Perth: un’esperienza a rischio per il calcio italiano?

L’idea di trasferire un’attesissima sfida come Milan-Como a Perth, in Australia, solleva interrogativi complessi che vanno ben oltre la mera fattibilità logistica.
La disponibilità della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) a supportare questa iniziativa, in linea con l’autonomia decisionale della Lega Serie A, apre un dibattito su modelli innovativi di esposizione del calcio italiano a livello globale, ma pone anche il problema di una potenziale ridefinizione dei principi fondamentali di equità e imparzialità che regolano la competizione sportiva.

La decisione, sebbene presentata come un esperimento volto a promuovere il brand Serie A e a raggiungere nuovi mercati, richiede un’analisi approfondita delle implicazioni che ne derivano.

Trasferire una partita in un continente diverso, con un fuso orario notevolmente differente e un pubblico prevalentemente estraneo alla cultura calcistica italiana, può alterare significativamente le dinamiche di gioco e l’atmosfera che caratterizza un evento sportivo di tale rilevanza.
Un aspetto cruciale è rappresentato dalla scelta dell’arbitraggio.
Affidare la direzione di gara a un fischietto proveniente da una confederazione calcistica diversa, in questo caso quella asiatica, non è di per sé un atto illegittimo, ma richiede un’attenta valutazione della sua potenziale influenza sull’equità della competizione.

La familiarità con le peculiarità del gioco italiano, le tattiche delle squadre e le interpretazioni regolamentari tipiche del nostro campionato sono fattori che possono incidere sulla performance arbitrale.

È essenziale, pertanto, che la scelta dell’arbitro sia il risultato di un processo rigoroso e trasparente, che tenga conto non solo delle sue capacità tecniche, ma anche della sua conoscenza del calcio italiano e della sua capacità di gestire le pressioni derivanti da un evento mediatico di tale portata.
La decisione, inoltre, riapre il dibattito sul ruolo della FIGC e della Lega Serie A nel definire le politiche sportive del calcio italiano.
L’autonomia decisionale della Lega è un principio fondamentale, ma deve essere esercitata nel rispetto dei valori e dei principi che regolano lo sport.
Il deferimento del presidente dell’AIA, Antonio Zappi, aggiunge un ulteriore livello di complessità alla situazione.
La fiducia nella giustizia sportiva e nell’indipendenza dei suoi organi è essenziale per garantire la credibilità del sistema.
La serenità dell’ambiente calcistico italiano, e in particolare la performance degli arbitri, che rappresentano un’eccellenza a livello mondiale, non devono essere compromesse da vicende giudiziarie esterne.
È fondamentale che la giustizia faccia il suo corso, garantendo trasparenza e imparzialità.
L’esperimento australiano, quindi, deve essere interpretato non come una semplice operazione di marketing, ma come un banco di prova per il futuro del calcio italiano, un’occasione per riflettere su come conciliare l’innovazione, la globalizzazione e la salvaguardia dei principi di equità e integrità che da sempre contraddistinguono il nostro sport.
La discussione con la Lega Serie A sarà fondamentale per affrontare con lucidità le sfide che questa iniziativa comporta.

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