La Procura di Brescia si appresta a formalizzare un ricorso in Cassazione contro le recenti decisioni del Riesame che hanno disatteso i provvedimenti di sequestro preventivo disposti in merito alle complesse inchieste che coinvolgono l’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, e che si articolano attorno a due nuclei problematici distinti ma interconnessi: la presunta corruzione in atti giudiziari relativa al caso Garlasco e le irregolarità emerse nel cosiddetto “sistema Pavia”.
Le ordinanze del Riesame, frutto di un’attenta disamina in tre udienze separate, hanno generato un’inattesa revisione di alcuni aspetti cruciali delle indagini.
La decisione di annullare i sequestri, nel caso di Venditti, non si limita a una questione formale legata alla definizione delle “parole chiave” utilizzate nelle perquisizioni digitali, ma riflette una valutazione più profonda sulla carenza di elementi indiziari a suo carico e a carico del pm Pietro Paolo Mazza.
Questa circostanza evidenzia una potenziale lacuna nella costruzione dell’ipotesi accusatoria, sollevando interrogativi sulla solidità delle prove raccolte.
Nel caso Garlasco, l’annullamento dei sequestri si fonda su due motivi principali: la genericità delle “parole chiave” impiegate e l’eccessiva ampiezza temporale delle ricerche effettuate.
Tale decisione sottolinea l’importanza di una precisione metodologica e di una proporzionalità nelle attività investigative, al fine di evitare intrusioni eccessive nella sfera privata e professionale dei soggetti coinvolti.
La vicenda solleva questioni di carattere processuale e di proporzionalità nell’applicazione di misure cautelari che incidono significativamente sulla libertà personale e sull’esercizio della professione.
La necessità di un bilanciamento tra la tutela della legalità e il rispetto dei diritti fondamentali assume un’importanza centrale in contesti investigativi sempre più complessi, caratterizzati dalla crescente digitalizzazione delle prove e dall’utilizzo di strumenti informatici.
L’imminente restituzione dei dispositivi sequestrati, tra cui computer, telefoni e chiavette USB, a Venditti, rappresenta un’ulteriore tappa di questa intricata vicenda.
La restituzione, prevista per oggi, precede la formalizzazione del ricorso in Cassazione e testimonia la sospensione, almeno temporanea, dell’efficacia delle misure restrittive.
La vicenda coinvolge anche Giuseppe Sempio, padre di Andrea, indicando una connessione più ampia di dinamiche investigative ancora in corso.
L’esito del ricorso in Cassazione sarà determinante per stabilire se i provvedimenti di sequestro potranno essere nuovamente applicati, e in quali termini.
La vicenda, oltre alle implicazioni giudiziarie dirette, palesa la crescente importanza di garantire la trasparenza, la precisione e la proporzionalità nell’applicazione di strumenti investigativi digitali, al fine di tutelare adeguatamente i diritti di tutti i soggetti coinvolti.
L’intero processo mette in luce la necessità di un costante aggiornamento dei protocolli investigativi e di una riflessione approfondita sull’impatto delle nuove tecnologie nel contesto del diritto processuale penale.






