
Dopo un decennio di sofferenza e una vita segnata da una sfida titanica, Besjana, una giovane donna albanese giunta in Piemonte in cerca di speranza, ha riconquistato la capacità di deambulare autonomamente.
La sua storia, un esempio tangibile di resilienza umana e di eccellenza sanitaria, testimonia come la combinazione di coraggio personale, competenze mediche specialistiche e supporto familiare possa superare ostacoli apparentemente insormontabili.
La vita di Besjana è stata fin dalla nascita irta di difficoltà.
Affetta da gravi deformità congenite a livello del piede e dell’anca, ha subito numerosi interventi chirurgici nel suo Paese natale, interventi che, purtroppo, non hanno prodotto i risultati auspicati.
L’accumulo di dolore fisico si è gradualmente intrecciato con un sentimento di profonda angoscia, la paura di perdere per sempre la possibilità di camminare.
A diciassette anni, la speranza si è riaccesa con il trasferimento in Italia, dove un primo intervento ortopedico all’anca ha offerto un primo spiraglio.
Tuttavia, il persistente dolore ai piedi ha reso necessario un ulteriore passo nella sua complessa avventura terapeutica.
È in questo contesto che incontra il Dottor Walter Daghino, allora parte di un’equipe torinese, oggi direttore del reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale di Biella e figura di riferimento a livello nazionale come presidente della Società Italiana del Piede e della Caviglia (SICp).
Nel 2018, a Torino, un lungo e arduo percorso chirurgico e riabilitativo culmina nel traguardo della deambulazione.
Anni dopo, un peggioramento al lato non operato rende necessario un nuovo intervento, un’ulteriore sfida che Besjana affronta con rinnovata fiducia, affidandosi ancora una volta alla competenza del Dottor Daghino.
La condizione clinica presentava una complessità notevole, particolarmente impattante in una giovane donna con ambizioni di vita e desideri di autonomia.
La limitazione funzionale impattava pesantemente sulle sue possibilità di partecipazione sociale e di realizzazione professionale.
La soluzione innovativa adottata dal team chirurgico ha consistito nella creazione di modelli tridimensionali a grandezza naturale delle deformità, realizzati con stampanti 3D e resine polimeriche.
Questa tecnica, all’avanguardia nel campo della medicina rigenerativa e personalizzata, ha permesso di pianificare l’intervento con precisione millimetrica, minimizzando i traumi e ottimizzando i risultati.
L’episodio di Besjana rappresenta una narrazione significativa del valore intrinseco del Servizio Sanitario Regionale, capace di rispondere con competenza e dedizione ai bisogni di salute più complessi.
Come sottolinea l’Assessore Regionale alla Sanità, Federico Riboldi, la sua storia è un esempio emblematico di come la medicina all’avanguardia, unita alla resilienza umana, possa trasformare la qualità della vita, restituendo speranza e possibilità concrete a chi ne ha più bisogno.
Il percorso di Besjana è un potente richiamo all’importanza della ricerca continua, dell’innovazione tecnologica e dell’impegno costante per garantire a tutti l’accesso a cure di eccellenza.



