Il peso del lutto si è riversato nella solenne maestosità della Basilica dei Santi Pietro e Paolo a Roma, con l’arrivo del feretro di Riccardo Minghetti, un giovane di soli sedici anni strappato alla vita dalla drammatica vicenda di Crans-Montana.
Il corteo funebre, silenzioso e composto, ha segnato l’inizio di un addio collettivo, un’occasione per raccogliere il dolore di una comunità intera.
La bara, di legno chiaro, è stata delicatamente adornata con tre gigli bianchi, un simbolo di purezza e innocenza che contrasta acutamente con la brusca interruzione della giovinezza.
Lungo la scalinata della basilica, una folla di giovani, i suoi coetanei, attendeva con la dignità che l’angoscia spesso concede, un silenzio carico di commozione.
Molti altri, compagni di classe, amici, colleghi dei suoi genitori, avevano già trovato posto all’interno, pronti ad affrontare il dolore condiviso.
L’atmosfera era palpabile, densa di un cordoglio profondo che si manifestava in un rispetto silenzioso e intenso.
All’ingresso della basilica, il cui interno si preparava ad accogliere una folla in preghiera, due corone di fiori bianchi, un tripudio di rose e gerbere, offrivano un primo, tangibile segno del cordoglio espresso da diverse realtà sociali.
Una corona, in particolare, recava il messaggio formale dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Roma, testimoniando il dolore di un’istituzione a cui i suoi genitori appartenevano.
L’altra, più intima e sentita, era un semplice e commovente “Ciao Riccardo”, un addio sussurrato da chi lo ha conosciuto e amato.
La tragedia di Crans-Montana aveva lasciato una ferita profonda nel tessuto sociale romano, portando alla luce la fragilità della vita e la precarietà del destino.
Riccardo, un ragazzo promettente, con un futuro intero davanti a sé, era diventato un simbolo di perdita, un monito per tutti.
Il funerale, più che una cerimonia di rito, rappresentava un momento di riflessione sulla caducità dell’esistenza e sull’importanza di custodire ogni istante con cura e gratitudine.
La basilica, con la sua storia millenaria e la sua solennità, offriva uno spazio di conforto e di speranza, un luogo dove il dolore poteva trovare una voce e la comunità potesse stringersi in un abbraccio collettivo.
Il ricordo di Riccardo, un giovane talento spezzato troppo presto, sarebbe rimasto vivo nei cuori di chi lo ha conosciuto, un faro di speranza e un invito a vivere appieno ogni singolo giorno.






