Torino, un murales per Paolo: arte contro il bullismo.

Il cielo di Torino, un azzurro pallido increspato da nuvole leggere, fa da sfondo all’ultima, commovente opera di Andrea Villa.

Un’immagine potente, quasi iconica, emerge: Paolo Mendico, in una fotografia rubata alla felicità di un momento, sembra librarsi nell’aria, trasformato in una silhouette alata.

A questa immagine si affianca una citazione, estrapolata da “Amico vola via” di Lucio Corsi: “gli misero un’armatura di 6 quintali ma nessuno pensò di mettergli le ali”.

Il murales, affisso in Corso Regina Margherita, è un omaggio a Paolo, la giovane vita spezzata dal peso insopportabile del bullismo, una ferita aperta nella comunità torinese.

Villa, street artist sensibile e attento alle dinamiche sociali, si fa portavoce di un grido di dolore e di una profonda riflessione.
“Ho sentito il bisogno di creare qualcosa che parlasse direttamente a Paolo,” spiega l’artista.
“La sua storia mi ha colpito profondamente, perché, purtroppo, sono esperienze che conosco bene.

Il bullismo non è solo una questione di prepotenze fisiche; è un attacco alla dignità, un’erosione costante dell’autostima che può portare a conseguenze devastanti.
“La metafora dell’armatura, tratta dalla canzone di Corsi, rappresenta il fardello invisibile che Paolo ha dovuto sopportare, un peso costituito da insulti, derisioni e marginalizzazione.

Un’armatura così pesante da impedirgli di esprimere il proprio potenziale, di volare, di realizzarsi.
L’assenza delle ali, invece, simboleggia la mancanza di supporto, di comprensione e di guida da parte degli adulti, insegnanti e compagni, che avrebbero dovuto proteggerlo e sostenerlo.
Villa non intende accusare direttamente, ma piuttosto sollecitare una presa di coscienza collettiva.

L’opera non è solo un memoriale per Paolo, ma un monito per l’intera società.
È un invito a creare ambienti scolastici più inclusivi, dove l’empatia e il rispetto reciproco siano valori fondamentali.
È un appello a riconoscere i segnali di sofferenza nei giovani, a offrire loro un ascolto attento e un sostegno concreto.

Il murales, quindi, si configura come un’opera d’arte profondamente sociale, un atto di coraggio e di speranza.

Un messaggio potente che risuona tra le case e le strade di Torino, un invito a riflettere sul ruolo che ognuno di noi può avere per costruire un futuro più umano e accogliente, dove nessuno si senta solo e abbandonato.
Un futuro dove, finalmente, a ogni giovane venga data l’opportunità di spiccare il proprio volo.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap