La riflessione sul ruolo della Chiesa, su una sua necessità di mutamento di paradigma, emerge con lucidità nel documentario “Chiamami don Matteo – Zuppi, il vescovo di strada”, un’opera di Emilio Marrese che restituisce un ritratto intimo e complesso del cardinale Matteo Zuppi.
Più che una biografia, il film si configura come un’esplorazione del pensiero e dell’agire di un uomo che, guidando la Diocesi di Bologna e presiedendo la Conferenza Episcopale Italiana, si è trovato a interrogare le dinamiche sociali e spirituali del nostro tempo.
Zuppi, figura emblematica per la sua vicinanza alle periferie esistenziali e la sua abilità nella mediazione internazionale – esperienze maturate in missioni di pace promosse dalle Nazioni Unite in Mozambico e Burundi, e recentemente affidategli da Papa Francesco tra Ucraina e Russia – esprime un senso di insoddisfazione per il suo operato a Bologna.
La città, percepita come soffocata da una paura latente, rischia l’anonimato, un’apatia che contrasta con i momenti di esaltazione collettiva, come la vittoria nella Coppa Italia, capace di risvegliare un senso di appartenenza e di condivisione.
Questa osservazione acuta rivela una profonda comprensione delle dinamiche che plasmano l’identità di una comunità e una volontà di reintrodurre elementi di partecipazione e di vitalità nel tessuto sociale.
Il documentario offre uno sguardo inedito sui giorni del Conclave che ha portato all’elezione di Papa Leone XIV nell’ormai prossimo 2025, svelandone le emozioni e le dinamiche interne con una trasparenza disarmante.
Un percorso che ha visto crescere la sua popolarità, anche tra coloro che si dichiarano non credenti, un fatto che ha sorpreso lo stesso Zuppi, testimoniando un bisogno diffuso di figure che sappiano ascoltare, dialogare e offrire prospettive di speranza in un’epoca segnata da incertezze e divisioni.
La proiezione, in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, e l’introduzione di Filippo Ceccarelli, opinionista di Repubblica e Propaganda Live, ampliano il raggio di interesse verso una figura che, al di là del suo ruolo istituzionale, incarna un modello di pastorale innovativa, attenta alle problematiche del presente e aperta al confronto con le sfide del futuro.
Il film non si limita a narrare un percorso personale, ma si propone come un invito a riflettere sul ruolo della Chiesa nel mondo contemporaneo e sulla necessità di un rinnovamento profondo che sappia rispondere alle esigenze di una società in cerca di valori e di senso.

