Santa Cecilia: Batiashvili, Capuçon e Thibaudet in concerto

Un’eccezionale formazione di maestri si riunisce a Roma per inaugurare la stagione da camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: Lisa Batiashvili al violino, Gautier Capuçon al violoncello e Jean-Yves Thibaudet al pianoforte, tre figure di spicco nel panorama musicale contemporaneo, offriranno al pubblico un’immersione profonda nel ricco universo della musica da camera con pianoforte.

La performance, che si terrà nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica il 1° novembre alle ore 18, rappresenterà un’opportunità unica per esplorare le sfumature e le convergenze di tre giganti del XIX e XX secolo: Šostakovič, Debussy e Dvořák.

L’occasione si presenta come un viaggio intellettuale tanto quanto musicale, invitando l’ascoltatore a confrontarsi con le peculiarità stilistiche di tre compositori profondamente radicati nel contesto del tardo Romanticismo e del pre-Impressionismo.
Harold Schonberg, celebre critico musicale, ipotizzò un esperimento suggestivo: presentare il Trio per pianoforte in sol maggiore senza indicare l’autore, per osservare come gli intenditori, tentati da sonorità evocative, si orienterebbero.

Quanti, tra le ombre di un’armonia cangiante e un’atmosfera eterea, pronuncerebbero il nome di Debussy? Lungi dall’essere una semplice congettura, questa riflessione rivela l’ingannevole apparenza di alcuni brani, capaci di evocare immagini e sensazioni che trascendono le definizioni di genere.
Il Trio in sol maggiore, infatti, sebbene intriso di un’eleganza e una luminosità tipiche del compositore francese, cela un’energia propulsiva e una densità timbrica che rimandano, rispettivamente, all’intensità schumanniana e alla solidità brahmsiana.

Composto durante un soggiorno in Toscana, il brano anticipa le future, audaci esplorazioni timbriche che caratterizzeranno la produzione di Debussy, segnando un punto di svolta verso la dissoluzione delle convenzioni formali e l’affermazione di una scrittura più intima e personale.

Il concerto proseguirà con il Trio n. 1 op.

11 di Šostakovič, opera del 1923 che, con la sua struttura ciclica e la ripetizione ossessiva di frammenti musicali, offre una riflessione sulla frammentazione dell’esperienza moderna e sulla perdita di certezze.

Quest’opera, apparentemente semplice, rivela una profondità emotiva e intellettuale che invita a una rilettura costante.
A concludere il concerto sarà il Trio per pianoforte n. 3 op.
65 di Dvořák, un capolavoro che, pur mantenendo la rigore formale e la solidità della tradizione classico-romantica, si arricchisce di elementi folkloristici boemi, manifestando un legame profondo con le radici culturali del compositore.

La melodia, ricca di pathos e vitalità, si intreccia con ritmi vivaci, creando un’esperienza musicale coinvolgente ed emozionante, testimonianza della capacità di Dvořák di coniugare l’innovazione con la tradizione, la complessità con l’accessibilità.
Un’opera che celebra la bellezza della musica come ponte tra culture e generazioni.

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