La reazione dei capitani della Lega Professionale Spagnola di calcio è stata un’onda di sconcerto e frustrazione, un’eco di disappunto che ha risuonato nell’ambiente calcistico.
L’annuncio, ufficializzato dal presidente Javier Tebas durante il prestigioso Sport Summit USA 2025, riguardava l’imminente sfida tra il Villarreal e il FC Barcellona, prevista per la diciassettesima giornata del campionato spagnolo e destinata a svolgersi a Miami.
Lungi dall’essere accolto con entusiasmo, il provvedimento ha generato una profonda insofferenza tra i leader carismatici delle venti squadre di massima serie.
La loro rabbia, riportata con dettagli dal quotidiano El Mundo, non deriva tanto dalla location esotica dell’incontro, quanto dalla totale assenza di consultazione e coinvolgimento nel processo decisionale.
Si tratta, infatti, di un atto che incide direttamente sull’integrità del campionato, sulla sua percezione da parte dei tifosi e sui ritmi dei giocatori.
La decisione di portare una partita di campionato spagnolo negli Stati Uniti solleva interrogativi complessi e controversi.
Oltre alla questione logistica, legata a spostamenti, fusi orari e adattamento fisico dei calciatori, emerge un tema più ampio che riguarda la globalizzazione del calcio e il rapporto tra tradizione e innovazione.
La Lega, nel perseguire strategie di espansione internazionale e aumento dei ricavi, rischia di compromettere un aspetto cruciale: il rispetto per i suoi attori principali.
I capitani, custodi dei valori sportivi e rappresentanti dei loro compagni di squadra, si sentono esclusi da un processo che li riguarda da vicino.
La loro voce, solitamente un punto di riferimento per l’equilibrio e la trasparenza, è rimasta inascoltata, alimentando un senso di ingiustizia e di mancata considerazione.
L’episodio pone l’accento sulla necessità di un dialogo più aperto e inclusivo tra la Lega, le squadre e i giocatori, per evitare decisioni unilaterali che possano minare l’immagine e la credibilità del calcio spagnolo.
Si tratta di un campanello d’allarme che invita a riflettere sulla gestione del patrimonio sportivo e sulla sua responsabilità verso la comunità calcistica.
La partita di Miami diventa, in questo contesto, un simbolo di una più ampia riflessione sul futuro del calcio e sul suo rapporto con il mondo.





