Il ruggito del Maradona si è spento in un sussulto, un gemito strozzato nel silenzio di un recupero infinito.
Il Napoli, esausto, trascinato a fatica fino all’ultimo istante, ha piegato il Cagliari solo al novantacinquesimo minuto, grazie a una rete di Anguissa, un colpo di genio che ha riscattato una partita che profumava di pareggio, un’amara conclusione per una squadra che sembrava ormai rassegnata.
Questa vittoria, però, non cancella le ombre che si allungano sul progetto calcistico partenopeo.
L’assenza di Lukaku, ormai un vuoto incolmabile, si è rivelata una ferita aperta, un campanello d’allarme che suona troppo forte.
La squadra di Conte, pur provando a trovare soluzioni alternative, si rivela incapace di compensare la perdita di un elemento così cruciale, un punto di riferimento per il gioco offensivo e per la finalizzazione delle azioni.
La sua fisicità, la sua capacità di proteggere palla e di creare spazi per i compagni, si fa terribilmente sentire.
L’attesa di Hojlund, il danese chiamato a colmare questo vuoto, è carica di speranze ma anche di incertezza.
Non è scontato che l’arrivo di un nuovo attaccante possa risolvere immediatamente le problematiche offensive.
L’integrazione in una squadra con schemi e dinamiche già consolidate richiede tempo, pazienza e un’alchimia che spesso si rivela imprevedibile.
Oltre alla mancanza di un centravanti di peso, emergono interrogativi più ampi sul modello di gioco del Napoli.
La squadra fatica a trovare verticalità, a creare superiorità numerica in fase offensiva e a variare i propri schemi.
Il peso del gol, la responsabilità di sbloccare le partite, grava eccessivamente sulle spalle di pochi giocatori, privando la manovra di fluidità e imprevedibilità.
La vittoria contro il Cagliari è un balsamo temporaneo, un’iniezione di fiducia necessaria per affrontare un campionato che si prospetta lungo e impegnativo.
Ma per tornare a sognare un futuro radioso, il Napoli deve affrontare con coraggio e lucidità le proprie debolezze, non accontentandosi di un successo arrivato in extremis, ma cercando di costruire un gioco più solido, più efficace e più rappresentativo della passione e dell’ambizione che animano la tifoseria azzurra.
Il cammino è ancora lungo e impervio, ma la fede, quella inesauribile fede che anima Napoli, non deve spegnersi.