Amministrative, ballottaggi in pareggio. Meloni: “Confermata nostra forza”. Schlein: “Ha problemi con calcolatrice”

A urne chiuse, pure quelle dei ballottaggi, tra centrodestra e campo progressista è un rincorrersi di dichiarazioni per interstarsi la vittoria a questa tornata di elezioni amministrative, finite però con un pareggio, almeno per quanto riguarda i capoluoghi chiamati al voto. Se da una parte la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a caldo, commenta che "i risultati confermano ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori. Avanti così, con serietà e concretezza"; dall'altra la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, fa notare come la leader di Fratelli d'Italia "continui ad avere problemi con la calcolatrice. Che si tratti di ammettere i troppo scarsi investimenti sulla sanità pubblica di questo governo o i risultati delle amministrative, il tentativo è sempre lo stesso: capovolgere la realtà", perché "anche in questa tornata elettorale i numeri fotografano una chiara affermazione dell’alleanza progressista, con il Pd primo partito in gran parte del Paese". 
Numeri alla mano, al ballottaggio, il 3-3 non scontenta nessuno. Arezzo, con Marcello Comanducci, e Macerata, con Sandro Parcaroli, rimangono al centrodestra, a Lecco Filippo Boscagli supera il sindaco uscente in quota centrosinistra Mauro Gattinoni. Dall'altro lato della barricata: Agrigento, con Michele Sodano, passa al campo largo, mentre Chieti, con Giovanni Legnini, e Trani, con Marco Galiano, restano feudo delle forze progressiste.  Tra i due turni, però, la situazione è ben diversa, perché la coalizione di centrosinistra stacca di molto il centrodestra. Sono dieci i sindaci eletti appoggiati dal campo largo, due in più di quelli uscenti, e sei quelli dell'area delle forze di governo (uno in più di quelli uscenti), che però possono contare sulle due più grandi città al voto: Venezia e Reggio Calabria, una rimasta quasi a sorpresa appannaggio del centrodestra, l'altra 'strappata' da Forza Italia dopo due amministrazioni a guida Pd. Andando oltre i capoluoghi, poi, sono 50 su 118 i comuni con più di 15mila abitanti in cui il sindaco eletto è di centrosinistra, che però ne perde nove, 40 di centrodestra, che ne perde due, e 28 un civico o espressione di altri partiti, che ne guadagna la bellezza di undici. Tra sorprese, come quella di Molfetta, che elegge sindaco Manuel Minervini di Rifondazione comunista, o Genzano Romano, uno dei comuni della "cintura rossa laziale", dove, per la prima volta, la destra vince con Fabio Papalia, o ancora Vigevano, dove la sola Forza Italia e persino contro Roberto Vannacci, porta alla vittoria Paolo Previde Massara, e nonostante l'equilibrio, i leader di partito ci leggono un dato nazionale.  Oltre alla premier, infatti, per il vicepremier e segretario azzurro Antonio Tajani, "il centro-destra vince moltissimi ballottaggi e si conferma la coalizione protagonista. Ora tutti al lavoro per aumentare consenso dove non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo, per vincere le elezioni politiche e impedire che la sinistra metta le mani nelle tasche degli italiani: né patrimoniale, né tassa di successione", scrive sui social. Più scarno ma comunque entusiasta anche Matteo Salvini, leader del Carroccio, che esulta tanto per i risultati del centrodestra, quanto per quelli della Lega. Pungente, invece, è soprattutto Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia, che parla di "un'altra giornata amara" per la sinistra, "sfaldata e litigiosa". I numeri per lui sono "una debacle: se gli piace festeggiare in questo modo, a noi va benissimo".  Che un po' è il messaggio che Matteo Renzi, leader di Italia viva, manda direttamente a Meloni. Dopo aver esultato per i risultati ottenuti, l'ex presidente del Consiglio si prende la briga di rispondere direttamente al tweet della premier per ricordarle che "nei comuni capoluogo è finita 10-6 per il centrosinistra. Sulla politica internazionale non ci hanno invitato a Londra. Sulla politica economica peggiorano debito, stipendi, bollette e produttività. E tu ci dici 'avanti così?' Chi si contenta gode, capisco. Ma così è troppo eh!". Per il Pd, i capigruppo Chiara Braga, Francesco Boccia e Nicola Zingaretti, questi risultati dimostrano che "con un governo che nega l’evidenza, i cittadini continuano a riconoscere nel centrosinistra una proposta seria, competente e vicina alle persone. Dove si costruiscono coalizioni ampie, unite e credibili, capaci di mettere al centro servizi pubblici, lavoro, sostenibilità e coesione sociale, siamo competitivi. È un’indicazione importante per il futuro: il centrosinistra rappresenta un’alternativa solida alla destra di governo". Che è in "in buona salute, cresce e conquista nuovi consensi nei territori" per Angelo Bonelli, co-leader di Avs. "Esiste una domanda crescente di cambiamento di fronte a una destra incapace di dare risposte. Questi risultati ci incoraggiano a proseguire il lavoro per costruire un’alternativa forte e credibile al governo Meloni. La destra non è invincibile. Quando il centrosinistra è unito e parla ai bisogni reali delle persone, può vincere e governare", mette agli atti il deputato rossoverde. 
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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