Foo Fighters, a Milano la macchina perfetta del rock

Quasi ore di concerto. Provateci voi. Tre ore a tenere il palco senza il minimo accenno di una crepa, attraversando trent’anni di carriera, con una naturalezza che solo poche band oggi possono permettersi. I Foo Fighters arrivano agli I-Days di Milano per l’unica data italiana del Take Cover Tour 2026, confermando che bastano le canzoni, e loro solamente, a reggere un intero spettacolo davanti a 65mila persone. Il repertorio, del resto, è impressionante e tutto, ancora una volta, ruota attorno a Dave Grohl, frontman loquace e carismatico, che continua a essere una delle più affidabili macchine da live del rock contemporaneo.  Lo dimostra una scaletta che pesca da ogni fase della loro carriera, soprattutto brani old school, rendendo praticamente impossibile uscire dall’Ippodromo La Maura scontenti. Il catalogo comprende pezzi come ‘All My Life’, ‘The Pretender’, ‘My Hero’, ‘Learn to Fly’. E ancora la chicca ‘Big Me’, ‘Times Like These’, ‘La Dee Da’, ‘Best of You’, ‘These Days’ e l'immancabile ‘Everlong’. Un gigantesco karaoke rock, reso possibile da una delle discografie più solide e variegate del genere. Talmente solida da lasciare spazio persino a un omaggio ai Motörhead e Lemmy, con uno snippet di ‘Ace of Spades’ e a ‘Marigold’, scritta da Grohl mentre suonava ancora nei Nirvana, un ‘b side’ del singolo ‘Heart Shaped Box’. La giornata si apre con due nomi che riassumono bene la scena del rock britannico. I Fat Dog, pronti a pubblicare in autunno il nuovo album ‘Cancel Me (I’m Tired)’ confermano la loro imprevedibilità, mentre gli Idles alternando rabbia, ironia e impegno sociale, uniti alla presenza scenica ormai consolidata di Joe Talbot, col dito medio costantemente alzato contro il sistema e i potenti. Due opening act tutt’altro che riempitivi, che preparano il pubblico all’arrivo della band di Grohl. Al resto pensa la musica: l’attacco di ‘All My Life’ apre una lunga cavalcata rock. Il concerto coincide con un anniversario importante: i Foo Fighters celebrano i trentuno anni dall’uscita del loro album d’esordio, un traguardo che poche band della loro generazione possono raccontare con la stessa fame di palco.  Il tour accompagna anche l’uscita di 'Your Favorite Toy', pubblicato lo scorso aprile, probabilmente il disco più diretto e aggressivo realizzato dal gruppo negli ultimi anni. Ma che a Milano trova poco spazio. A dare ulteriore impulso al nuovo corso contribuisce anche Ilan Rubin. L’ex batterista dei Nine Inch Nails raccoglie un’eredità inevitabilmente: quella post Josh Freese, tornato nella formazione di Trent Reznor e quella più delicata dopo la scomparsa di Taylor Hawkins. Sul palco, la band gira a pieno regime ma è Grohl il baricentro. Da anni considerato il ‘nicest guy in rock’, la persona più amichevole del rock, il frontman conferma un carisma raro. Tiene in pugno la folla dall’inizio alla fine, senza mai trasformare il concerto in un one man show.  “Ragazzi tutti pazzi. Vi piace il rock and roll? Ne volete un po’? – esordisce Grohl sfoggiando un po’ di italiano-. Signore e signori sarà una lunga notte. Abbiamo tante canzoni, nuove canzoni, alcune old school. Abbiamo 150 canzoni, le volete ascoltare tutte? – No. Mi dispiace ma ne suoneremo comunque tante. Ieri è stato l’anniversario del nostro primo album, uscito 31 anni fa, festeggiamolo stasera”. Grohl scherza continuamente con il pubblico, racconta episodi, ride, improvvisa. Si assicura che tutti stiano bene, anche quando una persona tra la folla ha bisogno di aiuto, lui rallenta e aspetta che arrivino i soccorsi. Quando introduce la band, ciascun membro suona pezzi delle rispettive formazioni passate. Con Rubin c’è persino uno scambio di strumenti, con Grohl che torna dietro le pelli. Negli ultimi anni il frontman ha attraversato probabilmente il periodo più difficile della propria vita. La morte di Taylor Hawkins, quella della madre Virginia e le vicende personali che hanno inevitabilmente incrinato la sua immagine pubblica, trovando spazio anche nella scrittura di 'Your Favorite Toy'. Nonostante ciò, sul palco prevale ancora il piacere di suonare. Le canzoni si allungano spesso in jam e i musicisti sono perfettamente allineati. Le certezza di questa serata saranno difficile da smentire. I Foo Fighters possono cambiare formazione, attraversare lutti, crisi personali e nuovi capitoli artistici ma dal vivo restano una categoria a parte. Una macchina potente, capace di reggere tre ore di concerto, facendo sembrare tutto incredibilmente semplice. (di Federica Mochi) 
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