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"Mi hanno multato ma stavo insultando me stesso, non è giusto". Le parolacce in campo agli US Open costano 3000 dollari a Andrei Rublev. Il russo, testa di serie numero 15 qualificata per gli ottavi di finale, dovrà pagare la sanzione per le 'oscenità' pronunciate nel match del secondo turno vinto in 4 set contro lo statunitense Tristan Boyer. Per Rublev, che in carriera ha guadagnato quasi 30 milioni di soli premi, ovviamente non è un problema di soldi. Per il russo, che in passato ha faticato a controllare i nervi in campo, è più una 'questione di principio'. "Credo fosse un episodio nel secondo turno. Io ce l'avevo con me stesso. Quando parlo da solo e mi insulto, posso farlo nel modo che preferisco", dice dopo la maratona vinta in 5 set al terzo turno contro Coleman Wong. "Decido io, non credo si possa punire qualcuno per questo. Se insulto il giudice di sedia, è giusto multarmi. Se urlo in campo o dico qualcosa a qualcuno, è giusto. Ma se sto parlando con me stesso, decido io cosa dire e non conta se l'arbitro mi sente", afferma il 27enne di Mosca. "Non dovrebbero esserci sanzioni pesanti, è normale nello sport: nei momenti cruciali succede, capita anche al di fuori dello sport a qualsiasi persona in un momento stressante. Non credo che tutti siano dei santi nelle circostanze più stressanti, sono cose che capitano. Capisco la multa se si tratta di qualcosa di plateale, ma alla fine decido io come parlare con me stesso", ripete. Resta da vedere (e sentire) cosa succederà nella sfida degli ottavi di finale contro il canadese Felix Augier-Aliassime. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Rublev multato per parolacce agli US Open: “Mi insultavo da solo, posso farlo”
