venerdì 29 Agosto 2025
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Torino

Addio a Monsignor Nosiglia: Torino piange un pastore illuminato.

Monsignor Cesare Nosiglia, figura cardine per la Chiesa di Torino e per il panorama ecclesiale italiano, si è spento all’età di ottant’anni, lasciando un vuoto palpabile nel cuore dei fedeli e nella comunità piemontese.

Il suo lungo e proficuo ministero, che l’ha visto arcivescovo di Torino dal 2010 al 2022 e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 2010 al 2015, è stato commemorato in una solenne celebrazione funebre, descritta dal Papa Leone XIV come quella di un “pastore mite e saggio”, animato da una fedeltà incrollabile verso il popolo e da una particolare attenzione verso i più vulnerabili.

La cerimonia, officiata dal cardinale Roberto Repole, suo successore alla guida dell’arcidiocesi torinese, si è svolta in un Duomo gremito, testimonianza del profondo affetto e della stima che monsignor Nosiglia ha saputo costruire nel corso degli anni.

La presenza di numerose autorità civili e militari, tra cui il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha sottolineato il suo ruolo di riferimento non solo per la Chiesa, ma anche per l’intera comunità.
Il cardinale Repole, leggendo il messaggio del Papa, ha enfatizzato la vastità e l’intensità del suo percorso sacerdotale, rendendo superflua qualsiasi introduzione o elogio formale.

La partecipazione di delegazioni provenienti dalle diocesi di Roma e Vicenza, luoghi in cui monsignor Nosiglia ha precedentemente servito, ha evidenziato la sua influenza e il suo contributo al di là dei confini della sua arcidiocesi.
Il suo episcopato è stato caratterizzato da un profondo senso di responsabilità pastorale, un impegno costante nel dialogo interreligioso e un’attenzione particolare alle questioni sociali e alla promozione della carità.

Nosiglia ha incarnato la figura del pastore che non si limita a custodire la fede, ma che si fa portavoce delle esigenze del popolo, promuovendo la giustizia e la solidarietà.

La sua eredità non si limita quindi agli edifici e alle istituzioni ecclesiastiche, ma si radica nella vita concreta delle persone che ha guidato e ispirato.

La sua scomparsa segna la fine di un capitolo importante per la Chiesa italiana, ma la sua memoria continua a illuminare il cammino dei fedeli.

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