Calcio a 5 per la Giustizia: un messaggio dal campo torinese

Un’insolita arena si è animata a Torino: il campo da calcio a cinque, palcoscenico di un messaggio più ampio, un’affermazione di fiducia nel sistema giudiziario italiano.

L’evento, denominato “Nessun grado di separazione”, non era semplicemente un torneo sportivo, ma un’azione simbolica volta a contrastare la narrativa di una riforma imprescindibile per garantire l’indipendenza e l’imparzialità della magistratura, in vista del referendum.

L’iniziativa, promossa dall’articolazione locale del comitato “Giusto dire No”, ha visto sfidarsi squadre composte da avvocati, magistrati e membri delle forze dell’ordine, in una tradizione torinese ormai consolidata.
La scelta del calcio a cinque, uno sport che incarna spirito di squadra, rispetto delle regole e competizione leale, non è casuale.
Come sottolinea Giovanni Bombardieri, Procuratore Capo di Torino, l’evento ha offerto un’opportunità preziosa per la condivisione e la sensibilizzazione su un tema cruciale per il futuro del Paese.

La presenza di figure apicali del mondo legale, come Bombardieri stesso e la giudice di Corte d’Appello Flavia Panzano, coordinatrice del comitato promotore, ha conferito all’iniziativa un peso simbolico significativo.

Panzano ha argomentato che l’esperienza del gioco a calcio offre una parallela evidente all’esercizio della giustizia: il rispetto delle regole è un elemento fondamentale sia in campo che nell’attività giudiziaria.

L’assenza di conflitti di interesse e la condivisione di principi comuni, applicati equamente a tutti i partecipanti, sono pilastri di entrambi i contesti.

L’equità e la trasparenza, valori imprescindibili per un sistema giudiziario sano e credibile, si manifestano concretamente nel rispetto delle regole del gioco, così come nell’applicazione imparziale della legge.

L’atmosfera festosa e partecipata, con la presenza di magistrati della Corte dei Conti, cancellieri, studenti e cittadini, ha reso l’evento un momento di aggregazione e riflessione.
La vittoria finale del team degli avvocati, ottenuta ai calci di rigore, ha rappresentato un ulteriore elemento di celebrazione di un approccio collaborativo e basato sul rispetto delle regole, un modello che i promotori auspicano possa ispirare una valutazione più ponderata del referendum e una fiducia rinnovata nel sistema giudiziario italiano.

L’evento, quindi, si è configurato come un’espressione tangibile della convinzione che l’indipendenza della magistratura non necessiti di interventi radicali, ma possa essere preservata attraverso il costante impegno al rispetto delle regole e all’applicazione equa della legge.

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