sabato 30 Agosto 2025
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Cuneo: Marcia per la Pace, No alle Armi per Israele

Un’onda di dissenso ha incrociato le vie di Cuneo, con una mobilitazione pacifica che ha visto convergere circa un centinaio di persone in un corteo vibrante di istanze.

L’azione, promossa dall’associazione “Donne in cammino per la pace”, si è posta come un atto di resistenza civile, un grido collettivo contro la prosecuzione dell’invio di armamenti verso Israele, denunciando con forza la logica spietata che trasforma il conflitto in un business mortale, una fonte di profitto inaccettabile costruito sulle vite spezzate, in particolare quelle dei bambini e della popolazione civile palestinese.
Il corteo, un flusso di persone unite da un profondo senso di urgenza, si è snodato attraverso il viale degli Angeli, un percorso simbolico che ha condotto i manifestanti verso il Santuario, luogo di riflessione e preghiera, amplificando il messaggio di pace e di speranza.
La presenza della consigliera regionale di Avs, Giulia Marro, ha testimoniato l’allargamento del consenso attorno alla richiesta di un immediato cessate il fuoco, un auspicio condiviso da una fetta sempre più ampia della società civile.

Gli organizzatori hanno voluto rafforzare l’impegno concreto a sostegno dell’iniziativa “Global Sumud Flotilla”, un’audace operazione umanitaria volta a bypassare il blocco imposto a Gaza.
La Flotilla, un convoglio di navi indipendenti che salperà domenica prossima dai principali porti europei, tra cui Genova, si propone di portare aiuti alimentari e umanitari alla popolazione gazaiana, simbolo tangibile di solidarietà e di sfida a un sistema che perpetua sofferenza e ingiustizia.

Questa mobilitazione a Cuneo non è solo una protesta, ma un atto di responsabilità globale, un appello a riscoprire i valori di umanità e di compassione, un invito a ricostruire ponti di dialogo e di comprensione reciproca in un mondo tormentato da conflitti e divisioni.
L’azione sottolinea l’importanza di un approccio basato sul diritto internazionale e sulla protezione dei civili, auspicando una soluzione politica duratura che garantisca la dignità e la sicurezza di tutti i popoli coinvolti.
Il gesto, apparentemente locale, si connette a una rete più ampia di movimenti pacifisti e di attivisti che in tutto il mondo si battono per la giustizia e per la fine delle guerre.

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