Il DisFestival 2025, in corso a Torino, si apre con un’affermazione che ne definisce l’essenza: il prefisso “dis-” non deve evocare un deficit, una mancanza, ma piuttosto un invito alla decostruzione, alla rimozione di preconcetti e stereotipi.
Questa interpretazione, sottolineata dal presidente della Consulta per le persone in difficoltà (Cpd), Maurizio Montagnese, riflette un’evoluzione culturale profonda nel modo in cui la disabilità viene percepita e affrontata nella società contemporanea.
Il panorama della consapevolezza e dell’inclusione ha subito una trasformazione significativa rispetto al passato.
L’argomento della disabilità non è più relegato a nicchie di interesse, ma permea il dibattito pubblico e, soprattutto, risuona con particolare forza tra le nuove generazioni.
Questa maggiore sensibilità è il frutto di un impegno costante e pluriennale da parte di organizzazioni come la Cpd, che ha contribuito a portare queste tematiche al centro dell’attenzione.
La storia della Cpd affonda le sue radici in un percorso iniziato 37 anni fa, con la guida visionaria del suo primo presidente, Paolo Osiride Ferrero.
L’obiettivo primario, allora, era la difesa dei diritti delle persone con disabilità, un diritto troppo spesso negato o limitato.
Nel corso del tempo, la Cpd ha ampliato il suo raggio d’azione, estendendo la sua attività a molteplici declinazioni della disabilità e affrontando sfide sociali emergenti, come l’esplosione della povertà post-Covid, che ha acuito le disuguaglianze e messo a dura prova il tessuto sociale.
Il DisFestival si inserisce in questo contesto più ampio, celebrando la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità (3 dicembre) attraverso un’ampia gamma di iniziative volte a promuovere la comunicazione e la sensibilizzazione.
Il fulcro dell’impegno della Cpd risiede proprio nella volontà di creare ponti, abbattere barriere linguistiche e culturali, e favorire una comprensione più profonda delle esperienze vissute dalle persone con disabilità.
L’aspirazione più ambiziosa, espressa con sincerità dal presidente Montagnese, è un futuro in cui il termine “disabilità” perda la sua connotazione specifica, diventando una semplice parte integrante della diversità umana.
Un futuro in cui non si senta più la necessità di etichettare o separare, ma in cui si celebri la ricchezza e la complessità dell’esperienza umana in tutte le sue sfaccettature.
Questo sogno, apparentemente utopico, è alimentato dalla convinzione che la vera inclusione passi attraverso la decostruzione dei pregiudizi e la promozione di una società più giusta e accogliente per tutti.
L’impegno della Cpd e del DisFestival rappresenta un passo concreto verso questo futuro desiderato, un futuro in cui la diversità non sia vista come una limitazione, ma come una risorsa inestimabile.






