Nel cuore dell’alta Valle di Susa, incastonato tra le austere cime del Torinese, sorge un’oasi di speranza e accoglienza: il Rifugio Fraternità Massi di Oulx.
Più di un semplice luogo di ristoro, esso rappresenta un baluardo di dignità per i migranti, spesso stremati da percorsi migratori ardui e intrisi di sofferenza.
Dal 2018, la gestione del rifugio è affidata a don Luigi Chiampo, figura guida della Diocesi di Susa e ispiratore della fondazione Talità Kum, il quale ha recentemente ricevuto la visita del cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, un riconoscimento significativo che mira a amplificare la visibilità e a stimolare nuove forme di sostegno.
Il Rifugio Fraternità Massi non si limita a fornire un letto caldo e un pasto.
Esso incarna un approccio olistico all’accoglienza, che abbraccia la complessità delle esigenze umane.
Ogni giorno, circa un centinaio di persone trovano qui un punto di pausa, un luogo dove poter riprendere fiato e ricostruire un barlume di speranza.
L’impegno di don Chiampo e del suo team si traduce in un supporto multiforme: assistenza medica e psicologica, consulenza legale, distribuzione di abbigliamento e beni di prima necessità, e soprattutto, un ascolto empatico e una presenza costante.
La sostenibilità di un’opera di tale portata si rivela una sfida continua.
In otto anni di attività, il rifugio ha accumulato una spesa complessiva di circa 700.000-800.000 euro, una cifra che testimonia l’impegno economico necessario per garantire un’accoglienza dignitosa.
Sebbene il rifugio abbia beneficiato di finanziamenti pubblici, come il contributo del Ministero dell’Interno derivante da fondi europei, la sua sopravvivenza dipende dalla costante ricerca di risorse.
Attualmente, la Diocesi di Susa, la Fondazione Magnetto e una rete di donatori privati costituiscono il pilastro del sostegno economico, mentre sono in corso dialoghi con la Città Metropolitana di Torino per sviluppare progetti di sostenibilità a lungo termine.
La visita del cardinale Repole ha offerto l’opportunità di ribadire l’urgenza di un impegno collettivo.
“Questo è un luogo che ci chiama a manifestare la nostra generosità e la nostra umanità”, ha affermato il cardinale, sottolineando l’importanza di un sostegno concreto, che si traduca in finanziamenti, donazioni di beni di prima necessità e soprattutto, nell’adesione al gruppo di volontari.
Il rifugio, infatti, non è solo una struttura fisica, ma un ecosistema di relazioni umane, un luogo dove la compassione e la solidarietà si concretizzano in azioni quotidiane, tessendo una rete di protezione per chi si trova in una condizione di vulnerabilità.
Si tratta di un investimento nel futuro, un atto di civiltà che riflette il valore di una società inclusiva e accogliente.







