Un sit-in vibrante ha animato il rettorato dell’Università di Torino, orchestrato da circa una dozzina di studenti appartenenti al movimento Fuan-Azione Universitaria.
La protesta si focalizza sulla decisione dell’ateneo di mettere a disposizione un’aula del Campus Einaudi per un’assemblea nazionale indetta dal centro sociale Askatasuna, collettivo precedentemente sgomberato il 18 dicembre.
L’azione, a quanto pare, mira a offrire uno spazio di elaborazione collettiva in seguito a una serie di eventi che hanno segnato la storia del centro sociale, inclusi momenti di speranza derivanti da una presunta convergenza con il Partito Democratico, per poi naufragare in un senso di delusione e perdita.
Gli studenti di Fuan esprimono un giudizio severo, definendo la concessione dell’aula universitaria come un atto che trasforma l’istituzione in un “ospedale di comunità” per un gruppo politico, un ruolo che ritengono inadeguato e inaccettabile per un’università pubblica.
L’atto viene percepito come una forma di legittimazione di dinamiche politiche conflittuali, rischiando di erodere il principio di neutralità e di pluralismo che dovrebbe caratterizzare l’ambiente accademico.
Il sit-in, contraddistinto da uno striscione che incrina il rapporto tra Askatasuna e il PD, ha visto il coinvolgimento del prorettore Gianluca Cuniberti.
I manifestanti rivendicano una profonda revisione del rapporto tra l’università e i gruppi politici studenteschi, denunciando un sistema che, a loro avviso, favorisce dinamiche di potere consolidate e ignora la reale volontà studentesca, come dimostrato dai risultati delle recenti elezioni al Campus Einaudi, dove Fuan ha ottenuto un consenso più ampio rispetto alle liste legate ai centri sociali.
La preoccupazione principale risiede nel rischio che l’ateneo diventi un palcoscenico per espressioni di odio e violenza politica, a discapito del dialogo costruttivo e della libertà di pensiero.
Nonostante le critiche, i manifestanti sottolineano con apprezzamento la disponibilità del prorettore Cuniberti ad accogliere una proposta considerata cruciale: limitare l’accesso agli spazi universitari a coloro che si impegnino formalmente a tutelare la libertà di espressione di tutte le liste studentesche, inclusa quella di Fuan. Questa condizione, se accettata, potrebbe rappresentare un primo passo verso una gestione più equa e trasparente degli spazi universitari, promuovendo un clima di rispetto reciproco e prevenendo l’uso degli spazi per fini politici esclusivi.
La proposta mira a riaffermare il ruolo dell’università come luogo di incontro e confronto aperto a tutte le voci, garantendo la parità di accesso e la tutela dei principi democratici.
Il futuro della gestione degli spazi universitari sembra dipendere dall’accettazione di questo principio fondamentale.








