Memissima 2026 si conclude come un’esplorazione caleidoscopica del panorama culturale torinese, dislocandosi in tre fulcri distinti: il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, la prestigiosa Scuola Holden e il Circolo dei Lettori, luoghi che incarnano la stratificazione storica e intellettuale della città.
I due giorni di festival hanno visto un’affluenza significativa, generando un vivace scambio di idee attraverso talk stimolanti, performance artistiche originali e incontri ravvicinati, culminando con l’attesa cerimonia dei Meme Awards, tenutasi alla Scuola Holden.L’atto conclusivo, però, trascende la semplice celebrazione dell’umorismo virale.
In un gesto coraggioso e carico di significato, Memissima ha proposto un evento inedito: lo sciopero nazionale dei meme, fissato per il 21 gennaio.
Questa iniziativa non è una provocazione fine a sé stessa, bensì un segnale d’allarme.
L’assenza del tradizionale premio per il personaggio più “memato” dell’anno non è un’omissione, ma una dichiarazione di principio.
È la risposta a una condizione in cui la realtà, secondo le parole del direttore artistico Max Magaldi, “nasce già memata”.
Il concetto è radicale e complesso: non siamo più spettatori di una realtà che viene poi reinterpretata e riprodotta attraverso i meme, ma viviamo in un ambiente pre-memato, in cui l’esperienza stessa è mediata, filtrata e consumata attraverso le lenti dell’umorismo virale.
L’atto di “memificare” non è più una trasformazione, ma una condizione esistenziale.
Lo sciopero, quindi, non mira a eliminare i meme, un’impresa impossibile e forse indesiderabile, ma a interpellare la nostra dipendenza da essi, a riflettere sulla loro influenza pervasiva sulla nostra percezione della verità e sulla nostra capacità di provare emozioni autentiche.
Memissima si presenta, dunque, come qualcosa di più di un semplice festival.
È un laboratorio culturale, un osservatorio critico sulla contemporaneità, un tentativo di decostruire i meccanismi della comunicazione digitale e di sondare i confini tra realtà e finzione, tra verità e artificio.
È un invito a interrogare il nostro rapporto con l’immagine, con l’umorismo, con la comunicazione e, in ultima analisi, con la stessa essenza della nostra esistenza in un’era dominata dalla viralità e dalla condivisione iper-mediata.
Il gesto di Memissima non è una chiusura, ma un punto di partenza per un dialogo urgente e necessario.

