Lupi in Torino: Apprensione Cresce tra gli Allevatori

L’incremento delle avvistamenti e degli attacchi di lupi nel territorio torinese sta generando un’onda di apprensione tra gli allevatori locali, un disagio che va ben oltre la semplice perdita di bestiame.

L’escalation di aggressioni, che coinvolge ora anche capi di grossa taglia come mucche, cavalli e asini – animali di notevole stazza, spesso multipla rispetto al peso del predatore – evidenzia un’evoluzione preoccupante nel comportamento del lupo e solleva interrogativi urgenti sulla sostenibilità del modello agricolo alpino.

L’immagine consolidata del lupo come predatore che si concentra su prede più piccole e vulnerabili si sta rivelando obsoleta.

L’attacco a Frossasco, dove una mandria di bovini è stata aggredita in pieno notte, causando ferite gravi a tre capi, rappresenta un campanello d’allarme che Coldiretti Torino ha subito sollevato.

Bruno Mecca Cici, presidente dell’associazione, sottolinea come la perdita di questi animali, spesso di notevole valore economico, impatti direttamente sul reddito degli allevatori, equiparandolo alla mancata erogazione dello stipendio per un lavoratore dipendente.
La perdita non è solo quantificabile in termini economici, ma incide anche sulla continuità generazionale e sulla vitalità delle comunità montane.

La progressiva evoluzione delle predazioni, dai vitelli alle manze fino agli adulti, suggerisce una possibile combinazione di fattori che concorrono a questa tendenza: un aumento della popolazione lupina, una diminuzione delle prede tradizionali a causa di cambiamenti ambientali e antropici, e forse, un’adattamento comportamentale del predatore stesso, dovuto anche alla pressione selettiva esercitata dall’uomo.
Coldiretti Torino non si limita a denunciare la situazione, ma formula richieste concrete e articolate.

Oltre a sollecitare un rafforzamento delle misure di prevenzione e un sistema di risarcimento rapido ed equo per gli allevatori danneggiati, l’associazione pone l’accento sulla necessità di un “Piano di Gestione” realmente operativo.
Questo piano dovrebbe recepire le direttive europee e nazionali, formalizzate attraverso un decreto attuativo regionale che, finora, tarda ad arrivare.
La Conferenza Stato-Regioni ha già fornito indicazioni precise a livello regionale, e l’Ispra ha definito delle quantità di lupi ammissibili per ciascuna area.
Tuttavia, l’argomento “lupo” sembra essere stato relegato in secondo piano nell’agenda politica regionale, generando un vuoto che rischia di compromettere la sicurezza delle attività agricole e la convivenza tra uomo e fauna selvatica.
Un Piano di Gestione regionale, articolato per province e aree locali, rappresenta dunque un imperativo per affrontare questa sfida in modo proattivo e sostenibile, garantendo al contempo la tutela del patrimonio faunistico e la salvaguardia del tessuto socio-economico montano.

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