Il consolidamento del sistema scolastico canavesano, con il passaggio delle sedi di Caluso e Chivasso rispettivamente agli istituti “Martinetti” e “Newton”, segna una fase delicata per la comunità e per la memoria dell’Istituto “Ubertini”, un’istituzione con un retaggio di oltre un secolo e mezzo.
Lungi dall’essere una semplice riorganizzazione amministrativa, la vicenda solleva interrogativi più ampi sul futuro dell’istruzione, sul ruolo delle istituzioni locali e sulle implicazioni delle politiche nazionali in materia di PNRR e dimensionamento scolastico.
L’impegno del sindaco di Caluso, Maria Rosa Cena, nel preservare almeno il nome dell’istituto, testimonia la consapevolezza del valore simbolico e storico di una realtà che ha formato generazioni di canavesani.
Parallelamente, il sindaco di Chivasso, Claudio Castello, aveva espresso preoccupazioni condivise dal Consiglio d’Istituto del “Newton”, evidenziando la potenziale complessità gestionale derivante da una struttura scolastica distribuita su più plessi, con le conseguenti implicazioni sull’attuazione del Piano dell’Offerta Formativa.
La vicenda si inserisce in un contesto politico più ampio, come sottolineato dalla consigliera metropolitana Clara Marta, che ha evidenziato l’incongruenza di alcune critiche mosse alla Regione Piemonte.
Marta ha rimarcato come il processo di dimensionamento scolastico non sia una decisione dell’attuale governo regionale, ma un obbligo derivante dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) promosso dal governo Draghi e dall’allora ministro Patrizio Bianchi.
La consigliera ha inoltre rimproverato le amministrazioni provinciali di centrosinistra per non aver proposto accorpamenti, lasciando così il compito alla commissione tecnica che ha dovuto colmare le lacune.
La consigliera regionale di Fratelli d’Italia, Paola Antonetto, ha definito le polemiche “pretestuose e insensate”, specificando che la delibera in discussione riguarda la soppressione dei codici meccanografici, non la chiusura delle scuole.
Antonetto ha rassicurato le famiglie, affermando che le sedi scolastiche rimarranno aperte, con il mantenimento delle segreterie e del personale ATA, elementi che in passato erano stati compromessi.
La consigliera ha inoltre sottolineato che l’alimentazione di allarmismi infondati rischia di compromettere l’accesso ai fondi PNRR, come dimostrato dalla recente sconfitta della Regione Campania in Consiglio di Stato.
La vicenda solleva, quindi, una riflessione più ampia sulla necessità di un dibattito costruttivo e basato sui fatti, evitando strumentalizzazioni politiche e allarmismi ingiustificati.
Si tratta di trovare un equilibrio tra l’esigenza di ottimizzare le risorse e garantire un’offerta formativa di qualità, preservando al contempo il legame delle comunità con le proprie istituzioni scolastiche e la memoria del passato.
La sfida è quella di riformare il sistema scolastico senza perdere di vista il valore dell’identità e del radicamento territoriale.







