Chivasso, Consulta Legalità: polemiche e richieste di dimissioni

La recente inchiesta che ha messo in luce infiltrazioni criminali nel tessuto economico di Chivasso ha scatenato un acceso dibattito, focalizzandosi in particolare sulle dichiarazioni di Vincenzo Ferrantello, presidente della Consulta della Legalità, figura strettamente legata all’assessorato locale.
Le sue parole, pur esprimendo una ferma condanna alle attività illecite, hanno innescato un’interpretazione contrastante, alimentando una profonda frattura all’interno della stessa Consulta e provocando un’ondata di polemiche.

Ferrantello ha sottolineato come l’attività economica rappresenti il motore vitale della città, incarnando le speranze e le sfide della sua popolazione.

L’insediamento di nuove imprese è visto come un segnale positivo, un indicatore di vitalità che non può essere sminuito con superficialità.

Una città incapace di attrarre investimenti è una città in declino, priva di prospettive di crescita.

Questo ragionamento, tuttavia, non intende affievolire l’imperativo della legalità e della trasparenza, valori inalienabili e imprescindibili.
Piuttosto, mira a prevenire la creazione di un clima di sospetto diffuso, che rischia di paralizzare l’intera comunità.
La Consulta della Legalità, con l’iniziativa “Riflessi di Legalità”, ha intrapreso un percorso di sensibilizzazione rivolto al mondo dell’impresa, riconoscendo il suo ruolo centrale nella promozione di una cultura della legalità.

Questo sforzo, secondo Ferrantello, necessita dell’impegno congiunto di istituzioni, media locali e cittadini, per massimizzarne l’efficacia educativa e sociale.
L’educazione dei giovani, ispirandosi al pensiero di figure come Nicola Gratteri, emerge come un pilastro fondamentale per contrastare l’attrattiva delle scorciatoie facili e promuovere una solida coscienza civica.
Le affermazioni di Ferrantello, in particolare quelle volte a mitigare il rischio di una “sfiducia generalizzata”, sono state interpretate da alcuni esponenti della minoranza come un tentativo di silenziamento della questione, un segnale di compromesso con la criminalità.

Questa interpretazione ha generato un acceso scontro, con alcuni consiglieri che mettono in discussione la stessa utilità della Consulta, accusandola di limitarsi a iniziative simboliche e prive di impatto reale.
Si contesta l’efficacia di un approccio che privilegia eventi culturali o gadget promozionali rispetto a un’azione concreta e incisiva contro le organizzazioni criminali.

La tensione è culminata in una richiesta di dimissioni per il presidente Ferrantello, con la minaccia di un’uscita di scena da parte della minoranza, in caso di mancato adempimento.

Questa crisi interna riflette una profonda divergenza di vedute sulla strategia più appropriata per affrontare il problema delle infiltrazioni criminali, evidenziando la necessità di un dibattito aperto e costruttivo, volto a definire un approccio condiviso, basato su trasparenza, determinazione e un reale impegno a tutela della legalità.
La questione pone l’arduo compito di conciliare la necessità di stimolare lo sviluppo economico con l’imperativo di garantire un ambiente sicuro e onesto per tutti i cittadini.

- pubblicità -
- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap