Chivasso: Dormitorio, Abbandono Istituzionale e Mobilitazione Popolare

La vicenda del dormitorio di Chivasso è una cruda fotografia dell’abbandono istituzionale e della forza, a volte inaspettata, della mobilitazione civica.
Dieci lunghi mesi di silenzio, un vuoto di risposte e di progettazione, hanno preceduto un’inversione di rotta svelata in sole due ore, sotto i riflettori dell’attenzione mediatica e del crescente disagio popolare.
Un’emergenza, lo ribadiamo, non figlia del caso, ma conseguenza di una precisa scelta politica: quella di chiudere una struttura fondamentale per l’accoglienza e l’assistenza alle persone più vulnerabili.
L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Castello, si è ritrovata a dover reagire a una pressione incalzante, una pressione che aveva messo a nudo la fragilità del consenso e la distanza tra le istituzioni e la comunità.
La soluzione emergenziale, seppur temporanea e parziale, è stata estorta a fatica, un segnale emblematico dell’inadeguatezza di un approccio gestito nell’opacità e privo di una visione di lungo periodo.
La comunicazione della chiusura, avvenuta in un giorno festivo, con un messaggio che riversava responsabilità sulle persone interessate, è stata un atto di sconsideratezza che ha amplificato il senso di ingiustizia e di abbandono.

La mancanza di un piano alternativo, di una rete di supporto adeguata, ha reso la situazione ancora più drammatica, evidenziando una profonda mancanza di sensibilità e di responsabilità sociale.
La reazione del Potere al Popolo e delle associazioni cittadine ha dimostrato che la partecipazione democratica, la capacità di organizzarsi e di far sentire la propria voce, rappresentano un baluardo contro l’immobilismo e l’iniquità.
La forza di questa mobilitazione ha ottenuto un risultato immediato, ma la vera sfida resta quella di trasformare questa vittoria parziale in un cambiamento strutturale e duraturo.

L’episodio solleva interrogativi profondi sul ruolo delle istituzioni, sulla necessità di politiche sociali inclusive e partecipate, e sulla responsabilità di garantire il diritto alla casa e all’assistenza per tutti.

Non si tratta di semplici “rattoppi” o di soluzioni temporanee, ma di un ripensamento radicale dell’approccio all’accoglienza e all’inclusione sociale.

La sistemazione provvisoria presso i locali di via Paleologi è un primo passo, ma è fondamentale che l’amministrazione comunale fornisca pubblicamente una relazione dettagliata sulle soluzioni strutturali previste, e che le forze civiche vigili costantemente sull’effettiva implementazione di tali soluzioni, senza compromessi né silenzi.

La battaglia per la dignità e per il diritto alla casa non è finita: richiederà impegno costante, determinazione e la capacità di costruire un futuro più giusto e solidale per tutti.

L’eco di questa mobilitazione popolare deve risuonare forte, come promessa di un futuro in cui la voce dei cittadini sia ascoltata e rispettata.

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