A Mathi si apre un capitolo complesso e delicato con l’attivazione di Casa Chantal come centro di accoglienza per richiedenti asilo.
L’iniziativa, oggetto di un acceso confronto politico-amministrativo, ha visto l’arrivo, il 15 dicembre, di tre nuclei familiari provenienti dal Kurdistan iracheno (con un totale di sei minori) e una famiglia proveniente dalla Nigeria, due realtà profondamente segnate da conflitti e instabilità.
La decisione, pur in contrasto con le posizioni del Comune, è stata formalizzata a seguito di un incontro tra l’amministrazione locale e Giuseppe Parente, direttore dell’area immigrazione della Prefettura di Torino.
La Prefettura ha ritenuto inderogabile l’avvio dell’accoglienza, nonostante il ricorso presentato al TAR, evidenziando un’urgenza umanitaria che prevale sulle questioni urbanistiche preesistenti.
La struttura stessa, originariamente concepita per l’ospitalità di anziani, si presenta con problematiche legate a un cantiere interrotto che ne ha compromesso parzialmente l’agibilità.
L’accoglienza è stata, pertanto, limitata alla porzione dell’edificio non interessata dai lavori, sottolineando la necessità di affrontare le questioni strutturali in sospeso.
Il sindaco Vittorio Rocchietti ha espresso un commento che riflette la dicotomia tra obblighi istituzionali e preoccupazioni locali.
Pur non condividendo il metodo utilizzato per giungere a questa soluzione, ha riconosciuto la validità del parere dell’Avvocatura dello Stato, che considera l’accoglienza di persone vulnerabili un imperativo primario.
L’orientamento verso nuclei familiari, un dettaglio inatteso, è stato interpretato come un elemento potenzialmente rassicurante per la comunità.
Il sindaco ha ribadito l’intenzione di ripristinare la funzione originaria di Casa Chantal, parallelamente all’impegno per un percorso di accoglienza dignitoso e inclusivo, in collaborazione con le associazioni locali.
Questo impegno sottolinea una visione che trascende la mera gestione di un flusso migratorio, mirando all’integrazione sociale e all’arricchimento del tessuto comunitario.
Il Comitato Casa Chantal, tuttavia, ha manifestato una profonda contrarietà, attribuendo al Comune la piena responsabilità di questa scelta, ritenendola una deviazione dall’iniziale destinazione d’uso.
La loro posizione riflette un conflitto tra la necessità di rispondere a esigenze umanitarie e la tutela delle priorità locali e delle promesse fatte alla comunità.
L’episodio solleva interrogativi più ampi sulla gestione dei flussi migratori, sull’equilibrio tra diritti umani, responsabilità istituzionali e aspettative delle comunità locali, e sulla necessità di soluzioni innovative che concilino imperativi etici e necessità pratiche.
La vicenda di Casa Chantal si configura, dunque, come un microcosmo delle sfide complesse che caratterizzano l’accoglienza e l’integrazione in un contesto globale in continua evoluzione.










