Vertenza Konecta, il tavolo senza l’azienda

La multinazionale diserta l’incontro con Regione e sindacati: rinvii, silenzi e un futuro sempre più incerto per Ivrea e Asti. Esuberi, accentramento a Torino e sedi periferiche a rischio: il confronto parte già in salita.

Il tavolo convocato oggi alle 13.30 al grattacielo di piazza Piemonte nasce già monco. Konecta, multinazionale spagnola del customer care, non si presenta all’incontro con Regione Piemonte e sindacati. La motivazione ufficiale è la richiesta di «più tempo per preparare la discussione», concordata con l’ente regionale. Nei fatti, però, l’assenza pesa come un segnale politico preciso: rinviare, prendere tempo, tenere distanza.

Quello che doveva essere un confronto a tre – azienda, istituzioni, rappresentanze dei lavoratori – si è trasformato in un dialogo a metà, con le sedie vuote di chi detiene le leve decisionali. Una scena già vista nelle grandi vertenze industriali: quando si parla di ristrutturazioni e territori periferici, le multinazionali spesso spariscono al primo tavolo.

Eppure la posta in gioco è tutt’altro che marginale. Konecta è un gruppo internazionale solido, con migliaia di addetti in Italia e sedi storiche in Piemonte, in particolare a Ivrea, Asti e Torino. Proprio qui la vertenza si fa esplosiva.

A dicembre l’azienda ha annunciato 150 esuberi in Piemonte. Ma non è tutto. Dal prossimo giugno è previsto l’accentramento delle attività su Torino, con la chiusura delle sedi di Ivrea e Asti. Numeri alla mano, significa spostare, almeno sulla carta, 1.100 lavoratori: circa 700 da Ivrea e 400 da Asti.

Una “riorganizzazione”, la definisce l’azienda. Ma per chi lavora nel settore dei call center, tra stipendi bassi, contratti part-time e turnazioni rigide, il pendolarismo quotidiano verso Torino rischia di essere insostenibile. Ed è qui che il timore diventa concreto: l’accentramento come licenziamento mascherato, una strategia nota che spinge le persone ad andarsene da sole, senza una lettera formale.

In questo contesto, l’assenza di Konecta al tavolo istituzionale suona come un messaggio chiaro. Chiudere sedi, annunciare esuberi e poi chiedere altro tempo significa guadagnare mesi, mentre l’incertezza cresce e le famiglie restano appese. Ivrea e Asti non sono sigle su un bilancio, ma territori che hanno già pagato caro la deindustrializzazione e la perdita di lavoro qualificato.

Il problema non è solo occupazionale: è politico. Quando una multinazionale decide il futuro di oltre mille persone senza nemmeno sedersi al primo tavolo ufficiale, il segnale è inequivocabile. I territori contano poco, i lavoratori ancora meno.

La vertenza Konecta in Piemonte, insomma, parte nel peggiore dei modi: azienda assente, Regione costretta a rincorrere, sindacati impegnati a difendere dignità del lavoro e tenuta sociale. Ma il tempo, quello vero, non gioca a favore di chi lavora. E ogni rinvio rischia di avvicinare un finale che molti temono già scritto.

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