Nel marzo 2020, un evento apparentemente marginale, un controllo di routine della Guardia di Finanza a Nichelino, in provincia di Torino, ha innescato un’indagine complessa che metteva in luce dinamiche corruttive potenzialmente estese all’interno di un sistema di appalti pubblici regionali.
L’episodio, che ha visto il blocco di una consegna di denaro contante – precisamente 8.000 euro – destinata a un funzionario comunale, si è tradotto in un processo dinanzi al Tribunale di Torino, accusando i coinvolti di corruzione e turbativa d’asta.
La vicenda, scaturita da intercettazioni telefoniche non direttamente collegate all’inchiesta originaria, ha rivelato un presunto sistema di tangenti volto a favorire un’impresa di pulizie con sede a Bari.
Questa azienda, desiderosa di aggiudicarsi un appalto bandito da SCR, la società di committenza della Regione Piemonte, aveva presumibilmente offerto la somma in denaro al funzionario comunale, membro della commissione aggiudicatrice.
La presenza del funzionario all’interno di tale commissione rappresentava un elemento cruciale, suggerendo una potenziale compromissione del processo decisionale e una violazione dei principi di trasparenza e concorrenza.
Il coinvolgimento di SCR, ente strumentale della Regione Piemonte responsabile della gestione di appalti di rilevanza pubblica, ha sollevato interrogativi più ampi sulla governance e la vigilanza all’interno del sistema regionale.
L’inchiesta non si limitava a indagare sul singolo episodio di corruzione, ma mirava a ricostruire le possibili connessioni e relazioni che avrebbero potuto condizionare l’esito delle procedure competitive.
Uno degli imputati, l’imprenditore barese, ha scelto la strada della patteggiamento, accelerando il processo e fornendo elementi utili per la ricostruzione dei fatti.
I restanti due imputati, dipendenti dell’azienda, hanno dichiarato la loro totale ignoranza sulle dinamiche corruttive, sostenendo di essere stati involontari strumenti di un sistema più ampio.
Il funzionario comunale, dal canto suo, ha tentato di giustificare la ricezione del denaro come un semplice prestito, una versione che si è scontrata con le prove raccolte dagli inquirenti.
L’episodio di Nichelino, se confermato dalle indagini e dal processo, rappresenta un campanello d’allarme sulla fragilità dei controlli e sulla necessità di rafforzare la prevenzione della corruzione all’interno della pubblica amministrazione, non solo a livello locale, ma anche a livello regionale, con particolare attenzione ai processi di appalto e alla composizione delle commissioni aggiudicatrici, elementi cruciali per garantire l’imparzialità e la legalità delle decisioni.
La vicenda pone l’attenzione sull’importanza di salvaguardare l’integrità del sistema pubblico e sulla responsabilità di tutti gli attori coinvolti, dai funzionari alle imprese, nel rispetto dei principi costituzionali e delle leggi.








