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Incidente sull’Autostrada del Brennero: Uomo Gravemente Ferito

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Trentino: modello virtuoso per la spesa farmaceutica

Trentino: un modello di sostenibilità e accessibilità nella spesa farmaceuticaIl Rapporto sull'uso dei farmaci in Trentino per il 2024 delinea un sistema sanitario provinciale...
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Trentino, modello nazionale per la gestione dei rifiuti urbani.

Il Trentino si conferma un baluardo nazionale nella gestione integrata dei rifiuti urbani, un modello di sostenibilità che trascende la mera raccolta differenziata. Legambiente, attraverso il "Dossier Comuni Ricicloni Trentino 2025", attesta un livello di virtuosismo ambientale diffuso, con...

Incidente sull’Autostrada del Brennero: Uomo Gravemente Ferito

Un grave incidente stradale ha interrotto il traffico sull'autostrada del Brennero, in corrispondenza dell'area di Chiusa, generando ripercussioni significative sulla viabilità e lasciando un uomo con ferite di seria entità. La dinamica, verificatasi nelle prime ore della mattinata, ha...

Riforma Autonomia Trentino-Alto Adige: una pietra miliare storica

L’approvazione al Senato della riforma dello Statuto Speciale di Autonomia per il Trentino-Alto Adige/Südtirol rappresenta una pietra miliare nel percorso storico di questa regione, un...
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Riforma Province Autonome: un nuovo capitolo per l’autonomia differenziata.

Il dibattito sulla riforma dello Statuto delle Province Autonome di Trento e Bolzano si consolida in un momento cruciale, segnando una tappa...

Riforma Statutaria Trentino-Alto Adige: Approvato al Senato

La riforma statutaria del Trentino-Alto Adige/Südtirol ha compiuto un passo significativo con l'approvazione in secondo grado al Senato della legge costituzionale che ne ridisegna...

CPR: Un investimento a rischio per l’accoglienza?

La recente decisione di istituire un Centro di Prima Accoglienza (CPR) da 25 posti, con un investimento provinciale di quasi due milioni di euro, solleva profonde perplessità, non tanto per l’investimento in sé, quanto per la sua presunta capacità di affrontare il fenomeno della marginalità e del disagio sociale.
La nostra esperienza sul campo, maturata attraverso anni di impegno diretto nell’accoglienza e nel sostegno a persone vulnerabili, ci induce a ritenere che questa soluzione, seppur apparentemente strutturata, rischia di esacerbare le problematiche esistenti, anziché mitigarle.

La logica sottostante sembra orientata a contenere i flussi, a ridurre il numero di persone formalmente accolte, ma ciò non implica una diminuzione della presenza di persone in stato di bisogno sul territorio.

Al contrario, prevediamo un incremento del numero di individui non supportati, privi di prospettive concrete, esposti a condizioni di estrema precarietà e vulnerabilità, con conseguenze negative per la sicurezza collettiva e per la stessa comunità accogliente.

L’esperienza del Punto d’incontro di Trento, realtà fortemente impegnata nell’assistenza a migranti e persone fragili, testimonia un aumento costante dei bisogni espressi, un flusso ininterrotto di richieste che gravano sui servizi territoriali, sia quelli di prossimità – le cosiddette “strutture di bassa soglia” – sia quelli specialistici e sociali.
L’introduzione di un CPR, in questo contesto, rischia di amplificare questa pressione, intensificando la percezione di insicurezza e, paradossalmente, rendendo più difficile l’erogazione di un’assistenza efficace.

Comprendiamo la responsabilità politica e il potere decisionale delle istituzioni, ma siamo convinti che le scelte formali non possano intaccare la nostra coscienza, la nostra umanità.

La politica può decidere di limitare i percorsi di accoglienza, ma non può imporre una trasformazione nel tessuto sociale, nella nostra capacità di sentirci comunità.
L’accoglienza non è una questione di protocolli o di numeri, ma di valori, di empatia, di impegno civico.

La situazione attuale, caratterizzata da un aumento esponenziale delle presenze al Punto d’incontro, evidenzia una criticità profonda: un numero crescente di richiedenti asilo non accede ai percorsi di accoglienza formali, rimanendo esposto alle intemperie, in una condizione di limbo che può protrarsi per anni.

Cosa vivono queste persone in questi anni? A chi si affidano per sopravvivere, per trovare un riparo, un sorriso, una parola di conforto? Chi interviene per proteggere il giovane di ventitré anni che desidera ardentemente imparare la lingua, trovare un lavoro, costruirsi un futuro? Chi risponde alla loro richiesta di aiuto, alla loro disperata ricerca di un’ancora di speranza?La sfida non è quella di costruire muri o di limitare l’accesso ai servizi, ma di creare opportunità, di favorire l’integrazione, di promuovere la dignità umana.

È necessario un approccio sistemico, che coinvolga istituzioni, associazioni, volontari, e che metta al centro le persone, con le loro storie, i loro bisogni, le loro aspirazioni.
Solo così potremo costruire una comunità più giusta, più sicura, più umana.

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