Il ritrovamento di un’arma da fuoco, abbandonata in un trolley presso la stazione centrale di Trieste il 6 luglio 2024, ha dato il via a un’indagine complessa che ha portato all’arresto di Hasan Uzun, un cittadino turco di 46 anni.
L’episodio, verificatosi in un contesto di massima allerta per la prevista visita del Papa Francesco, solleva interrogativi inquietanti e intreccia elementi di presunta illegalità con possibili, seppur ancora in fase di accertamento, intenzioni destabilizzanti.
Le prime ricostruzioni delineano il percorso di Uzun come un transito inappuntabile, almeno sulla carta.
L’uomo, proveniente da Zagabria, era diretto in Olanda, dove, in collaborazione con la moglie, intendeva avviare un’attività ristorativa.
Il suo background rivela una storia familiare radicata nel settore della ristorazione, con locali già operativi a Istanbul e in Germania, suggerendo una certa esperienza imprenditoriale e una possibile rete di contatti.
Il periodo immediatamente precedente all’arresto lo aveva visto spostarsi tra Bosnia ed Montenegro, configurando un quadro di mobilità internazionale.
Il suo itinerario prevedeva una tappa a Trieste, da cui avrebbe dovuto proseguire in treno verso Milano, per poi raggiungere la Svizzera e l’Olanda.
La versione fornita alla sua avvocata, Lucrezia Chermaz, dipinge un quadro di negligenza piuttosto che di premeditazione: l’uomo afferma di non essere il proprietario dell’arma, sostenendo che si trattasse di un bagaglio contenente esclusivamente effetti personali.
A quanto pare, avrebbe temporaneamente incustodito il trolley per acquistare cibo, confidando in una situazione di sicurezza percepita.
La vista delle forze dell’ordine lo avrebbe indotto a non rivendicare il bagaglio, spinto dalla paura di essere fermato in quanto privo di documenti di soggiorno validi per l’Italia.
L’elemento più allarmante emerso dall’ordinanza di custodia cautelare fa riferimento a un potenziale progetto di attentato nei confronti del Sommo Pontefice.
Sebbene la natura esatta di questo progetto e il ruolo di Uzun in esso rimangano da chiarire, le accuse sono state formulate in concorso con altre persone, suggerendo una rete di individui coinvolti.
L’ordinanza cita la presenza di almeno due persone che avrebbero maneggiato la valigia e un’altra che ha accompagnato Uzun fuori dalla stazione per l’acquisto di una SIM card, prima di salire sul treno diretto a Milano.
La difesa, tuttavia, sottolinea la necessità di esaminare attentamente gli atti di indagine per comprendere appieno la dinamica degli eventi e la veridicità delle accuse.
L’indagine, ora, si concentra sull’identificazione delle altre persone implicate, sulla ricostruzione completa del progetto presunto e sulla verifica della connessione tra l’uomo e l’arma ritrovata.
Le autorità stanno esaminando a fondo i suoi contatti, i suoi spostamenti e le sue motivazioni, nel tentativo di fare luce su un caso che ha scosso la sicurezza nazionale e sollevato interrogativi profondi sulla prevenzione di atti criminali di natura politica e religiosa.
L’evento ha inevitabilmente accentuato la vigilanza delle forze dell’ordine, in vista di eventi pubblici di rilevanza internazionale.