L’apparenza di un panorama internazionale irrimediabilmente conflittuale, un vortice di reazioni a catena che sovvertono i principi del diritto internazionale, pone interrogativi urgenti sulla possibilità stessa di una pace duratura.
Questa percezione, pervasiva nell’epoca contemporanea, contrasta paradossalmente con la realtà di una generazione cresciuta nell’ombra di un decennio di relativa stabilità, la quale fatica a comprendere la portata della guerra, relegandola a un ricordo distante.
Andrea Riccardi, figura di spicco nel campo della storia contemporanea e testimone diretto delle sfide globali, ha sollevato questo tema cruciale durante la sua lectio magistralis all’Università di Udine, inaugurando l’anno accademico con una riflessione profonda sulla natura della pace.
Riccardi ha evidenziato come una pericolosa amnesia storica contribuisca all’attuale fragilità del tessuto internazionale.
Non si tratta semplicemente di una carenza di memoria, ma di una forma più profonda di impoverimento del sapere, che riduce il dibattito pubblico a una successione di emergenze contingenti, impedendo una comprensione strutturale delle dinamiche di conflitto.
L’approfondimento del passato diventa quindi essenziale per decifrare il presente e orientare il futuro.
Un ulteriore fattore di deterioramento è il crescente divario tra cultura e politica, un distacco che ha portato a un appiattimento del pensiero critico.
L’avvento dei mass media, prima la televisione e poi i social network, ha amplificato questa tendenza, creando un ambiente culturale dominato dall’effimero e dalla superficialità, che Riccardi definisce un “Occidente senza pensiero.
” La superficialità dell’informazione alimenta la polarizzazione e la semplificazione eccessiva di problemi complessi, rendendo più difficile la ricerca di soluzioni pacifiche.
Di fronte a questa situazione, Riccardi ha rivolto un appello appassionato al mondo accademico, invitando l’università a riscoprire il suo ruolo di guida morale e intellettuale.
È imperativo che le istituzioni di ricerca e formazione si interroghino profondamente sulle cause della guerra, non limitandosi a un’analisi superficiale degli eventi, ma scavando nelle radici storiche, economiche e culturali dei conflitti.
Questa riflessione deve sfociare nella crescita di un nuovo umanesimo, capace di trascendere i particolarismi ideologici e di promuovere valori di solidarietà, comprensione e rispetto reciproco.
L’attuale strategia dei belligeranti, secondo Riccardi, si concentra sull’isolamento e la manipolazione delle popolazioni, sfruttando la loro confusione e la loro vulnerabilità.
Per contrastare questa tendenza, è fondamentale costruire ponti tra culture diverse, promuovere il dialogo interreligioso e risolvere i conflitti attraverso la diplomazia e la negoziazione.
Ogni individuo, anche chi si sente impotente, ha il dovere di agire, superando l’indifferenza e contribuendo a creare un mondo più giusto e pacifico.
È necessario abbattere le barriere ideologiche e costruire corridoi di connessione umana, promuovendo un senso di appartenenza globale.
Parallelamente a queste riflessioni, la cerimonia inaugurale ha fornito un quadro degli indicatori relativi all’Ateneo, con un lieve aumento del numero di immatricolati per l’anno accademico 2025/2026.
Questo dato positivo, unito al significativo numero di studenti impegnati in percorsi di dottorato, scuole di specializzazione e master, testimonia l’impegno dell’istituzione nella formazione di nuove generazioni di professionisti e ricercatori, potenzialmente in grado di contribuire attivamente alla costruzione di un futuro più pacifico.

