Caso De’ Manzano: Appello ribalta la sentenza, etica e diritto al centro

La vicenda di Claudio de’ Manzano, deceduto nel febbraio 2019, solleva interrogativi di profonda rilevanza etica e giuridica, culminati in una sentenza d’appello della Corte di Trieste che ribalta la precedente decisione di primo grado.
Il caso, originariamente contestato dai figli dell’uomo, Giovanna Augusta e altro, con una richiesta di risarcimento danni pari a 25.000 euro nei confronti dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isonina (ASUGI), si è trasformato in un complesso intreccio di diritti, autonomie e decisioni mediche che intersecano il diritto alla vita e il diritto all’autodeterminazione.

Claudio de’ Manzano, ottantacinquenne, era stato ricoverato all’ospedale di Cattinara nel 2018 a seguito di un ictus, una condizione che lo aveva compromesso in modo significativo, lasciandolo allettato e affetto da grave disfagia (difficoltà nella deglutizione) e afasia globale (incapacità di comprendere e produrre linguaggio).
La sua sopravvivenza era garantita, in quel momento, attraverso un’idratazione e nutrizione artificiale somministrata tramite sondino naso-gastrico.

La figlia, Giovanna Augusta, aveva avviato un iter giudiziario richiedendo l’istituzione di un’amministrazione di sostegno per il padre e, contestualmente, la sospensione delle terapie di supporto vitale.

La Corte d’Appello, nel suo esame della vicenda, ha espresso un giudizio critico nei confronti delle decisioni prese dai sanitari, valutando che le loro preoccupazioni non potevano essere considerate pretestuose.
L’assenza di una chiara e documentata espressione di volontà da parte del paziente riguardo alla sospensione delle cure, unita all’evidenza che tale sospensione avrebbe comportato la morte del paziente in breve tempo, ha pesato significativamente nell’analisi della Corte.
Il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno, inoltre, non conteneva esplicita menzione della sospensione della nutrizione e idratazione, elementi cruciali per comprendere l’ambito di intervento dell’amministrazione.
La sentenza d’appello ha accolto il ricorso dell’ASUGI, annullando la precedente condanna al risarcimento danni e, in aggiunta, condannando i figli del defunto a rifondere le spese processuali sostenute dall’azienda sanitaria.

Questa decisione, tuttavia, non pone fine alla vicenda, come dimostra l’intenzione dell’avvocata Silvia Piemontesi, legale dei figli, di ricorrere alla Corte di Cassazione, ribadendo la volontà di perseguire la tutela dei diritti fondamentali.

La battaglia legale, come sottolinea Giovanna Augusta de’ Manzano, trascende la specifica vicenda personale del padre e si configura come una rivendicazione a favore di tutti coloro che, oggi o domani, si troveranno ad affrontare situazioni di sofferenza e violazione dei propri diritti.

Il caso Claudio de’ Manzano invita a una riflessione approfondita sulla complessità del processo decisionale in ambito sanitario, sull’importanza del consenso informato e sulla necessità di garantire la centralità della volontà del paziente, nel rispetto dei principi etici e giuridici che regolano il diritto alla vita e all’autodeterminazione, soprattutto in contesti di vulnerabilità e incapacità.
Il caso pone l’accento sulla difficoltà di interpretare la volontà di una persona in condizioni di grave compromissione cognitiva e sulla necessità di bilanciare l’imperativo di preservare la vita con il diritto del paziente a una morte dignitosa, quando questa rappresenti la sua più autentica aspirazione.

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