L’emersione di nuove forme di guadagno nell’era digitale ha portato alla ribalta un fenomeno sempre più rilevante: la digital creator economy.
Questo ecosistema, alimentato da piattaforme online e dalla crescente propensione del pubblico a remunerare contenuti esclusivi, genera volumi di ricavi considerevoli, spesso al di fuori dei tradizionali canali di monitoraggio fiscale.
Recenti indagini della Guardia di Finanza, condotte a Trieste, hanno portato all’identificazione di un gruppo di quattro individui coinvolti in pratiche di evasione fiscale, sollevando interrogativi complessi sulla regolamentazione di questo settore in rapida evoluzione.
L’attività di contrasto, inserita in un quadro più ampio di controllo sull’evasione fiscale nell’ambito della digital creator economy, ha focalizzato l’attenzione su soggetti attivi principalmente su piattaforme come OnlyFans.
Questi individui, beneficiando della crescente popolarità di contenuti video e fotografici di nicchia, hanno accumulato introiti significativi, dissimulandoli dalle dichiarazioni fiscali.
L’indagine, che ha comportato accessi autorizzati presso le abitazioni dei sospettati, ha rivelato un quadro finanziario complesso, con introiti non dichiarati per un valore superiore a 244.560 euro.
La situazione è ora in fase di approfondimento da parte dell’Agenzia delle Entrate, che dovrà accertare la corretta classificazione di tali redditi e determinare le relative imposte dovute.
Oltre all’evasione derivante dalla mancata dichiarazione dei redditi, l’indagine ha inoltre evidenziato l’esistenza di ulteriori 20.000 euro relativi a compensi soggetti alla cosiddetta “tassa etica”.
Questa addizionale, pari al 25%, è specificamente applicata ai redditi derivanti dal settore dell’intrattenimento per adulti, inclusi quelli generati attraverso piattaforme online.
L’episodio solleva questioni cruciali relative alla tassazione delle attività online e alla capacità delle autorità fiscali di monitorare e contrastare l’evasione in un contesto caratterizzato dalla frammentazione dei canali di distribuzione e dall’utilizzo di tecnologie che rendono difficile l’individuazione delle fonti di reddito.
La “tassa etica”, in particolare, pone interrogativi sulla sua applicabilità e sulla sua efficacia nel regolamentare un settore spesso al confine tra espressione artistica e intrattenimento per adulti.
L’indagine triestina rappresenta un campanello d’allarme per le autorità fiscali e sottolinea la necessità di sviluppare nuove strategie di controllo e di sensibilizzazione, in grado di tenere conto delle peculiarità della digital creator economy e di garantire un sistema fiscale equo e trasparente per tutti i contribuenti, indipendentemente dalla forma in cui viene generato il reddito.
Si apre un dibattito necessario sull’adeguamento del sistema tributario all’innovazione digitale, un processo complesso che richiede una visione ampia e una collaborazione tra legislatori, autorità fiscali e operatori del settore.








