L’equazione tra la severità inflitta alla “famiglia del bosco” e l’apparente impunità di alcuni influencer digitali solleva interrogativi inquietanti sul rispetto dei diritti dei minori nell’era digitale.
Mons.
Ettore Malnati, con la sua lucida e persistente denuncia, ha acceso i riflettori su un paradosso che mina le fondamenta stesse del diritto all’infanzia.
La vicenda della comunità, un microcosmo di serenità e autenticità, violentata da un’azione giudiziaria che ne ha travolto l’equilibrio, contrasta drammaticamente con la facilità con cui figure influenti sui social media espongono i propri figli a un’attenzione mediatica spesso invasiva e potenzialmente dannosa.
Si tratta di un divario etico profondo, dove la ricerca di un’esistenza semplice e dignitosa, intrisa di valori tradizionali, viene punita con severità, mentre l’ostentazione della ricchezza e l’esposizione dei minori sui social media, in un contesto di ricerca di consenso e visibilità, appaiono, per certi versi, tollerate.
Queste immagini, che spesso ritraggono bambini in contesti lussuosi, diventano merce, carburante per un sistema basato sull’apparenza e sull’imitazione.
Mons.
Malnati, richiamando i principi fondamentali della Carta di Trieste sull’Intelligenza Artificiale, sottolinea come la creazione di modelli comportamentali e di stili di vita, promossi da influencer, possa esercitare un’influenza pervasiva e potenzialmente distruttiva sui giovani.
Si tratta di una pressione subliminale, un’imposizione di valori superficiali che rischia di erodere l’autenticità e la capacità di giudizio dei minori.
L’esposizione sistematica di bambini sui social media, con la conseguente divulgazione di informazioni personali e la perdita di controllo sulla propria immagine, rappresenta una vulnerabilità che può avere ripercussioni a lungo termine sulla loro psiche, sulla loro sicurezza e sulla loro capacità di sviluppare un’identità autonoma.
Questi bambini, trasformati in oggetti di consumo, rischiano di crescere in un mondo filtrato, dove la realtà è distorta e i valori autentici sono confusi con l’immagine di successo.
La disparità di trattamento tra la “famiglia del bosco” e gli influencer digitali evidenzia una profonda crisi di valori, dove la moralità appare flessibile e l’applicazione della legge è influenzata da considerazioni di convenienza e popolarità.
Andrea Bulgarelli, coordinatore della Carta di Trieste, insieme a Malnati, invitano a una riflessione più ampia sulla responsabilità dei genitori, degli influencer e delle piattaforme social nel tutelare i diritti dei minori in un’era dominata dalla tecnologia e dalla comunicazione digitale, auspicando un cambiamento culturale che metta al centro il benessere e la protezione dei bambini, al di là delle logiche del profitto e dell’immagine.
La stabilità e il rispetto della natura, valori incarnati dalla “famiglia del bosco”, rappresentano un antidoto alla frenesia e alla superficialità del mondo digitale, un modello di crescita armonioso che merita di essere difeso e promosso.






