Nel cuore del parco dell’ex manicomio psichiatrico di San Giovanni, un’immagine inattesa si è materializzata all’alba del Blue Monday: un elefante di un vivido azzurro, sospeso in un delicato atto di equilibrio su una sfera dello stesso colore.
L’opera, firmata da Ges Net, l’enigmatico street artist spesso accostato a figure come Banksy, non è semplicemente un intervento artistico, ma una riflessione tangibile sulla fragilità emotiva e la ricerca di un’ancora di speranza.
Ges Net, figura avvolta nel mistero e comunicante primariamente attraverso un profilo Facebook, ha rivelato che questo intervento è il frutto di una collaborazione inedita.
Insieme alla studentessa Caterina Parmeggiani, dell’Accademia delle Belle Arti di Verona, ha concepito un’installazione che trascende la mera estetica per abbracciare un messaggio di profonda umanità.
Il Blue Monday, giorno simbolico associato alla depressione e alla disperazione, è stato scelto come cornice per un’opera volta a offrire un barlume di luce.
L’elefante, animale simbolo di memoria, saggezza e forza, rappresentato in una tonalità che evoca serenità e distacco emotivo, incarna la lotta interiore di chi si confronta con il “buio” esistenziale.
L’equilibrio precario sulla sfera blu non è un’immagine di debolezza, ma una metafora della resilienza, della capacità di mantenere la propria stabilità di fronte alle avversità, di trovare un punto d’appoggio in un contesto apparentemente instabile.
L’opera si presenta come un invito a riconoscere la propria vulnerabilità, a cercare il proprio centro, a coltivare la leggerezza come strumento di sopravvivenza.
Coerentemente con la sua pratica artistica, Ges Net ha realizzato l’installazione utilizzando esclusivamente materiali di recupero, enfatizzando un approccio sostenibile e un invito alla responsabilità collettiva.
L’opera, come le precedenti realizzazioni dell’artista – i novanta pinguini disseminati nel centro di Gorizia, la silhouette di una marinaresca apparsa in occasione del transito della nave scuola Amerigo Vespucci a Trieste – è destinata a essere effimera, donata alla comunità, suscettibile di essere rimossa e portata via, trasformando ogni spettatore in potenziale custode di un frammento di speranza.
L’atto stesso di appropriarsi dell’opera ne amplifica il significato, disperdendone il messaggio ben oltre i confini del parco, trasformando un singolo intervento artistico in una moltiplicazione di gesti di consolazione e resilienza.








