Melanoma: Migliora la prognosi e arriva il diritto all’oblio

Le recenti indagini condotte congiuntamente dall’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori di Meldola e dal Centro di Riferimento Oncologico di Aviano forniscono un quadro incoraggiante sull’evoluzione della prognosi per i pazienti affetti da melanoma cutaneo.
La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista *Cancer Medicine*, evidenzia un trend positivo nella sopravvivenza, particolarmente significativo se confrontato con i dati di vent’anni fa, e sottolinea come la diagnosi precoce rimanga un fattore cruciale per il successo del trattamento.

L’analisi approfondita degli indicatori di guarigione, correlati allo stadio avanzamento della malattia, rivela che circa il 60% delle diagnosi in Italia si colloca in una fase iniziale, caratterizzata da uno spessore tumorale inferiore o uguale a 1 millimetro.
Questa circostanza si traduce in un tasso di sopravvivenza a uno e cinque anni estremamente elevato, quasi prossimo alla totalità dei casi.
L’impatto di questo miglioramento si riflette nella stima di circa 250.000 persone in Italia che vivono dopo aver ricevuto una diagnosi di melanoma, con una considerevole percentuale (più della metà) sopravvissuta per un periodo superiore a dieci anni.
Questi dati suggeriscono un cambiamento profondo nel panorama della cura del melanoma, che riflette l’avanzamento delle terapie e un miglioramento nelle strategie di screening e diagnosi precoce.
Oltre all’importanza clinica, questi risultati assumono una rilevanza significativa anche sul piano etico e legale, particolarmente in relazione al concetto di “diritto all’oblio oncologico”.

Come sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario generale della Federazione delle Associazioni dei Pazienti Oncologici (FAVO), la recente direttiva dell’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private) n. 169/2026, derivante dall’implementazione della legge 193/2023, rappresenta un passo fondamentale verso la tutela dei pazienti guariti, proteggendoli da possibili discriminazioni assicurative e finanziarie.
L’oblio oncologico non implica semplicemente la cancellazione della diagnosi, ma la possibilità per il paziente di vivere senza il peso e le conseguenze di un passato oncologico che potrebbe limitarne l’accesso a servizi e opportunità.

L’auspicio è che questi dati scientifici possano altresì contribuire all’aggiornamento del Decreto Ministeriale relativo ai tempi di guarigione oncologica.
Attualmente, la definizione di “guarigione” può essere eccessivamente cauta, impedendo ai pazienti con melanomi precoci di accedere a benefici e opportunità che spetterebbero loro.
Un riconoscimento ufficiale della conclusione delle terapie come punto di piena guarigione, basato su evidenze scientifiche solide, permetterebbe di semplificare le procedure burocratiche e di migliorare la qualità della vita dei pazienti, favorendo una transizione più serena verso una nuova fase della loro esistenza.

La ricerca continua ad essere fondamentale per affinare le terapie, individuare nuovi biomarcatori predittivi e personalizzare i trattamenti, confermando il ruolo cruciale della scienza nella lotta contro il melanoma e nella tutela dei diritti dei pazienti.

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