Un intreccio di storie, un dialogo silenzioso tessutosul filo del tempo: “Merletti, fili che uniscono” è un’esposizione che trascende la semplice presentazione di manufatti artigianali, configurandosi come un ponte culturale tra la Valle d’Aosta e il Friuli Venezia Giulia.
L’iniziativa, promossa nell’ambito del percorso verso la denominazione di Capitale Italiana della Cultura 2025, invita a riscoprire la ricchezza del patrimonio immateriale di due regioni apparentemente distanti, ma profondamente connesse da una tradizione comune: l’arte del merletto.
La mostra, ospitata nello Showroom Merletti di Gorizia fino al 1° dicembre, offre un’occasione unica per ammirare le delicate *dentelles* di Cogne, pizzi realizzati a mano nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, e i merletti di Gorizia, espressione di una storia complessa e stratificata, che affonda le radici in diverse influenze culturali.
Non si tratta semplicemente di una comparazione estetica, ma di un’esplorazione delle radici storiche, sociali ed economiche che hanno plasmato queste forme d’arte.
Il merletto, in entrambi i territori, ha rappresentato per secoli una fonte di sussistenza fondamentale per le donne, contribuendo in modo significativo all’economia familiare e al tessuto sociale.
Ogni punto, ogni nodo, custodisce un’eredità di saperi trasmessi di generazione in generazione, una testimonianza di resilienza e ingegno femminile.
L’esposizione si inserisce in un percorso più ampio, avviato nel 2023 con la prima mostra al Museo dell’Artigianato Valdostano, che mira a valorizzare e promuovere la trasmissione di queste competenze, sempre più a rischio di scomparsa.
Attraverso pannelli informativi, fotografie d’epoca, video e, naturalmente, i preziosi merletti esposti, la mostra intende sensibilizzare il pubblico sull’importanza di preservare questo patrimonio culturale e di sostenere le artigiane che continuano a perpetuarlo.
La gratuità dell’ingresso allo Showroom Merletti di Gorizia vuole rendere l’iniziativa accessibile a un pubblico ampio e diversificato, incoraggiando un dialogo intergenerazionale e stimolando la riscoperta di un’arte che parla di identità, memoria e legame con il territorio.
Oltre alla fruizione estetica, la mostra rappresenta un invito a riflettere sul valore del lavoro manuale, sulla fragilità delle tradizioni e sull’urgenza di proteggere un’eredità culturale che ci appartiene a tutti.

