Un’indagine complessa e delicata si è aperta a Pordenone, con otto professionisti sanitari sotto la lente della Procura in seguito al decesso di un neonato, originario di Fiume Veneto, avvenuto presso l’ospedale di Portogruaro.
La vicenda, che coinvolge una coppia di genitori in lutto, solleva interrogativi cruciali sulla gestione della gravidanza, il monitoraggio fetale e le procedure assistenziali durante il parto, configurando un quadro potenzialmente gravato da responsabilità mediche.
La decisione di iscrivere gli otto sanitari nel registro degli indagati, sebbene provvisoria, riflette la gravità del caso e la necessità di un’indagine approfondita, finalizzata a ricostruire la sequenza degli eventi che hanno portato al tragico epilogo.
In attesa del referto autoptico, un esame tecnico imprescindibile e irripetibile, gli indagati hanno la possibilità di avvalersi dell’assistenza legale e della consulenza di esperti.
L’autopsia, affidata al medico legale Antonello Cirnelli con il supporto specialistico di Pantaleo Greco, direttore di Ginecologia dell’ospedale Sant’Anna di Ferrara, e Marny Fedrigo, anatomo-patologa dell’Università di Padova, rappresenta un passaggio fondamentale per determinare le cause del decesso.
L’équipe di esperti sarà incaricata di analizzare accuratamente i reperti biologici e di valutare la presenza di eventuali patologie preesistenti o complicanze insorte durante il travaglio.
L’avvio dell’indagine è stato preceduto da un esposto presentato dai genitori dei neonato presso la Questura di Pordenone, corredato da una documentazione dettagliata che include visite prenatali ed ecografie, alcune delle quali effettuate in regime privato.
La denuncia della coppia ruota attorno alla presunta assenza di segnalazioni di sofferenze fetali significative, una questione che potrebbe aver influenzato le scelte terapeutiche e ostetriche.
Anche la famiglia, nel proprio percorso di ricerca della verità, potrà nominare un consulente tecnico per una valutazione indipendente.
I periti nominati dalla Procura avranno il compito di esaminare l’intero iter diagnostico e assistenziale, partendo dalla fase prenatale fino al momento del parto.
L’obiettivo principale è accertare se gli accertamenti prenatali abbiano fornito elementi che avrebbero potuto suggerire approcci clinici alternativi e se, durante le fasi cruciali del travaglio e del parto, siano state omesse condotte necessarie o siano state attuate scelte non ottimali.
La Procura ha già provveduto ad acquisire la cartella clinica completa e tutta la documentazione sanitaria prodotta dalla famiglia, costituendo un corpus di informazioni essenziale per l’analisi e la ricostruzione della vicenda.
La complessità del caso richiede un approccio multidisciplinare e una valutazione rigorosa di tutti gli aspetti clinici e procedurali, al fine di accertare con certezza le cause del decesso e di stabilire eventuali responsabilità professionali.
L’indagine si pone, inoltre, l’obiettivo di individuare eventuali margini di miglioramento nei protocolli assistenziali, con l’auspicio di prevenire simili tragedie in futuro e garantire la massima sicurezza e l’ottimale cura della gravidanza e del parto.








