Aquileia: Ritorna alla luce un mosaico di inestimabile valore.

Ad Aquileia, un tesoro nascosto riemerge alla luce, riscrivendo le cronache della città romana.

Il mosaico del “tappeto fiorito”, un’opera d’arte di inestimabile valore, riportato alla ribalta in seguito a recenti indagini preliminari per la riqualificazione dell’ex caserma dei carabinieri, si svela come un tassello cruciale per la comprensione dell’evoluzione urbana e sociale di Aquileia.
La scoperta, avvenuta negli anni ’60 sotto la guida di Luisa Bertacchi, aveva già suscitato scalpore, comportando una sostanziale modifica del progetto originario dell’edificio per preservare l’eccezionale reperto.
Il mosaico, esteso su 76 metri quadrati, si distingue per la sua vivace composizione centrale, un tripudio di fiori resi con tessere policrome, un’esplosione cromatica che giustifica il nome attribuito da Bertacchi.
Inizialmente datato all’inizio del II secolo d.

C.

, il ritrovamento aveva subito una temporanea copertura per garantirne la conservazione.
Ora, in un’ottica di valorizzazione del patrimonio culturale, il mosaico è stato nuovamente esposto durante i lavori preparatori per la trasformazione dell’ex caserma in un campus-foresteria, destinato ad ospitare studenti, docenti e ricercatori impegnati negli scavi archeologici.

La Fondazione Aquileia sta predisponendo un sistema di copertura che permetta ai visitatori di apprezzare appieno la bellezza e la complessità dell’opera musiva, un vero e proprio portale verso il passato.

Le nuove indagini, guidate dal direttore della Fondazione Cristiano Tiussi, hanno rivelato elementi inattesi che ne rimodellano la cronologia e il significato storico.

L’accertamento della quota elevata del mosaico suggerisce ora una datazione più tarda, collocabile nel IV secolo d.

C.

, un periodo cruciale per Aquileia, segnato da cambiamenti politici, economici e religiosi.

La decisione di demolire il muretto di recinzione che separa l’ex caserma dall’area archeologica dei fondi Cassis, in collaborazione con l’Università di Trieste, apre nuove prospettive di ricerca.

L’obiettivo è quello di integrare il mosaico con l’adiacente area archeologica e con la celebre domus “dei putti danzanti”, creando un percorso espositivo coerente e immersivo.
Si ipotizza la presenza di un’unica, vasta residenza di lusso, appartenuta a un’influente famiglia aquileiese del IV secolo, un centro di potere e cultura in un periodo di transizione.
L’emergenza del “tappeto fiorito” non è solo un ritrovamento archeologico, ma un invito a riscrivere la storia di Aquileia, a comprendere meglio le dinamiche sociali ed economiche che hanno caratterizzato la città romana e a valorizzare il suo straordinario patrimonio artistico e culturale.
Il futuro campus-foresteria si prospetta come un luogo di ricerca, studio e divulgazione, un ponte tra il passato e il presente, un tributo alla ricchezza e alla complessità della storia aquileiese.

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