Saba: Il Cestino Rivelato, un Tesoro Poetico Inedito

Il patrimonio letterario triestino arricchisce il suo corollario di memorie con l’acquisizione da parte dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata (IRCI) del Fondo Quarantotti Gambini, un tesoro intellettuale passato attraverso mani di appassionati collezionisti.
Questa acquisizione, celebrata con la pubblicazione del catalogo “Il cestino di Saba” a cura della libreria antiquaria Drogheria 28 di Simone Volpato, non è solo un evento di rilevanza storica, ma un’occasione per ripercorrere un aneddoto affascinante e gettare luce sul processo creativo di uno dei più importanti poeti italiani del Novecento, Umberto Saba.

Il Fondo, intitolato allo stimato intellettuale Pier Antonio Quarantotti Gambini e acquisito per commemorare il sessorantesimo anniversario della sua scomparsa, custodisce una scoperta di eccezionale valore: diciotto poesie inedite di Saba, composte tra il 1928 e il 1945.
Non si tratta di semplici abbozzi o versi minori, bensì di composizioni di notevole spessore poetico, inizialmente scartate dal poeta stesso e destinate all’oblio, ma oggi rivelatrici del suo incessante lavoro di ricerca e sperimentazione.

La genesi di questo inusuale ritrovamento affonda le sue radici in un episodio narrato da Quarantotti Gambini in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera nel gennaio del 1965.
L’articolo, intitolato “Il cestino di Saba”, raccontava l’abitudine del maestro Saba di eliminare i versi che non lo soddisfacevano, relegandoli nel cestino.
Quarantotti Gambini, osservatore attento e allievo devoto, iniziò a recuperare alcuni di questi “scarti”, intuendo in essi un valore intrinseco, un frammento di genio altrimenti perduto.
Il gesto, quasi un atto di sacrilegio creativo, non suscitò una reazione esplicita da parte di Saba, che apparentemente si mostrò indifferente, forse compiaciuto del riconoscimento indiretto.
Le poesie, recuperate e conservate con cura, sono giunte fino a noi, costituendo una testimonianza preziosa del laboratorio poetico sabiano e offrendo una prospettiva inedita sul suo metodo di composizione.
Il corredo comprende “Oreste”, la poesia che diede origine all’articolo del 1965, una rara bozza di “Ammonizione” e varianti di testi successivamente confluiti in “Parole” (1933-34), tra cui la celebre “Squadra paesana”, un’ode appassionata alla squadra di calcio della Triestina, e un nucleo di composizioni originariamente destinate alla raccolta “Ultime cose”.

Questa acquisizione rappresenta quindi non solo un arricchimento per il patrimonio culturale dell’IRCI, ma anche un’opportunità per il pubblico di avvicinarsi a un aspetto inedito e intimo della figura di Umberto Saba, svelando il percorso creativo dietro la creazione delle sue opere più significative.
Il “cestino di Saba”, lungi dall’essere un luogo di rifiuti, si rivela così una fertile culla di ispirazione e un prezioso scrigno di poesia.

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