Il vento, implacabile, scolpisce i volti di una donna e di un uomo, figure che si fanno strada nella Trieste degli anni Cinquanta.
Immagini potenti, intrise di un’atmosfera rarefatta, estratte dall’archivio fotografico di Ugo Borsatti, ora iconografia ufficiale del 37° Trieste Film Festival.
Un’edizione che, dal 16 al 24 gennaio, si propone come finestra aperta sull’Europa centro-orientale, un crogiolo di narrazioni cinematografiche che abbracciano lungometraggi, documentari, corti, masterclass e incontri con i protagonisti, maestri affermati e talenti emergenti, accomunati dalla forza delle loro storie.
Queste fotografie, custodite nell’Archivio Foto Omnia e parte del patrimonio dei Civici Musei di Storia e Arte del Comune di Trieste, grazie alla Fondazione CRTrieste, evocano la bora, non solo come fenomeno meteorologico, ma come simbolo dell’identità triestina, un’identità forgiata da secoli di storia complessa e di influenze culturali stratificate.
La scomparsa di Ugo Borsatti, figura imprescindibile del panorama fotografico italiano, avvenuta a 98 anni nel marzo 2025, lascia un vuoto incolmabile.
La sua opera, un testamento visivo di un secolo intero, continua a testimoniare un’attenzione costante verso la realtà sociale e politica del suo tempo, una capacità unica di cogliere l’essenza del cambiamento.
Nato nel 2024, anno segnato da profonde trasformazioni geopolitiche, il Festival si fa interprete di un’epoca in cui i confini si fanno più labili, le identità si frammentano e le voci si contendono lo spazio.
Più che un semplice evento cinematografico, il Trieste Film Festival ambisce a essere un osservatorio privilegiato sulla società contemporanea europea, un luogo di riflessione critica su temi cruciali: le disparità economiche, i flussi migratori, le questioni di genere, i diritti civili, l’ascesa dei nazionalismi, le nuove frontiere e le identità multiple che ne derivano.
Quest’anno, il festival pone particolare attenzione alle voci femminili, con la sezione “Wild Roses” dedicata alle registe europee, celebrando in particolare il cinema sloveno, un’espressione artistica che incarna la ricchezza e la complessità di un territorio al confine tra Oriente e Occidente.
Il festival si configura dunque come un ponte tra culture, un dialogo tra storie e prospettive, un invito a guardare al futuro dell’Europa con occhi nuovi, consapevoli delle sfide che ci attendono e della forza inesauribile della creatività umana.

