L’apicoltura veneta si proietta verso il 2025 con un bilancio che segnala una ritrovata vitalità e un potenziale di crescita sostenibile.
I dati presentati durante la Festa degli Apicoltori a Spresiano, evento organizzato da APAT-Apicoltori in Veneto, evidenziano una ripresa produttiva significativa, testimoniata dalla resilienza di 1.420 apicoltori che gestiscono un parco impollinatori di 28.500 alveari.
Il 2024 ha rappresentato una cesura rispetto agli anni precedenti, segnati da condizioni climatiche avverse che avevano imposto misure di emergenza quali l’alimentazione forzata degli alveari con soluzioni zuccherine.
Queste pratiche, complesse e costose, erano diventate necessarie per contrastare la carenza di nettare dovuta a periodi di siccità o, al contrario, a piogge intense che ne impedivano la raccolta.
La maggiore stabilità climatica del 2024 ha consentito un’inversione di tendenza, favorendo una fioritura più abbondante e un incremento complessivo della produzione mielaria.
Stefano Dal Colle, presidente di APAT Apicoltori Veneto, sottolinea come questa stagione positiva si manifesti in diverse aree provinciali.
In particolare, il miele di acacia ha mostrato una performance incoraggiante nelle province di Padova, Treviso e Vicenza, beneficiando di condizioni climatiche ideali.
Anche la produzione di castagno ha registrato una crescita notevole, con incrementi localizzati fino al 10%, segno di una maggiore resa delle fioriture autunnali.
Le produzioni di tiglio e millefiori si sono mantenute su livelli stabili, mentre il miele di tarassaco ha subito un calo significativo (circa il 60%) in zone come i Colli Euganei, a causa delle piogge persistenti che hanno compromesso la sua fioritura.
Un’altra nota positiva è rappresentata dalla ripresa delle produzioni di melate, un tipo di miele pregiato derivato da sostanze zuccherine secrete da insetti su piante arboree, spesso considerato un prodotto di nicchia con caratteristiche organolettiche uniche.
Nonostante il quadro complessivamente positivo, il settore apistico veneto continua a confrontarsi con sfide significative.
La pressione delle importazioni di miele a prezzi competitivi, spesso provenienti da paesi con normative meno stringenti, rappresenta una minaccia per la sostenibilità economica degli apicoltori locali.
Allo stesso tempo, l’incertezza climatica rimane una variabile da monitorare attentamente, poiché eventi meteorologici estremi possono compromettere la produzione e la salute degli alveari.
È fondamentale ricordare il ruolo cruciale delle api nell’ecosistema agricolo e naturale.
Le api sono responsabili dell’impollinazione di circa il 75% delle colture agrarie e del 90% delle piante da fiore, un servizio di impollinazione che ha un valore economico stimato a 1.200 euro per alveare.
L’importanza dell’apicoltura si estende a livello nazionale, con circa 77.000 apicoltori che gestiscono 1,57 milioni di alveari e producono 60 diverse tipologie di miele, un primato mondiale.
Il Veneto si conferma leader italiano per numero di apicoltori, con una rete di 10.000 operatori, 100.000 alveari e una produzione annuale di circa 1.000 tonnellate di miele, un patrimonio da tutelare e valorizzare.

