Si è inaugurato a Vicenza un processo di notevole risonanza, che coinvolge Paola Pettinà, l’assistente domiciliare soprannominata “badante killer”.
L’udienza, celebrata dalla Corte d’Assise, si apre su un quadro di accuse gravissime: due capi d’imputazione per omicidio volontario, tre per tentato omicidio e quattro per lesioni personali aggravate, tutte riconducibili alla presunta somministrazione, in maniera reiterata e con intenzionalità, di farmaci psicotropi e antidepressivi ad alte dosi nei confronti degli anziani sotto la sua cura.
La figura di Pettinà, attualmente detenuta presso il carcere di Verona e assente dall’aula giudiziaria, rappresenta un elemento centrale in un caso che solleva interrogativi complessi sull’etica professionale, la vulnerabilità degli anziani non autosufficienti e le possibili dinamiche di abuso di fiducia all’interno di contesti familiari.
La sua assenza in tribunale, inevitabile vista la detenzione, non inficia l’avvio del processo, che si basa su un’ampia documentazione già acquisita.
La Corte ha formalmente integrato nel fascicolo processuale l’insieme degli atti relativi all’indagine preliminare, un corpus di informazioni che include interrogatori, perizie medico-legali, rapporti dei carabinieri e documentazione relativa alle dinamiche assistenziali.
L’acquisizione di tali elementi mira a fornire alla Corte una visione completa e dettagliata delle accuse contestate.
Un punto cruciale dell’istruttoria sarà rappresentato dalla testimonianza del luogotenente Emanuele Contessa, comandante della stazione dei Carabinieri che ha coordinato le indagini, prevista per il 26 gennaio.
La sua deposizione è attesa per chiarire aspetti procedurali e investigative, gettando luce sulle modalità con cui è stata condotta l’inchiesta, durata quasi un anno e caratterizzata da indagini complesse e delicate.
Il calendario processuale prevede inoltre l’audizione dei consulenti tecnici della Procura, esperti in tossicologia forense, i cui esami sui resti biologici delle vittime hanno rivelato la presenza di concentrazioni anomale di farmaci, arrivando anche a necessitare di un’esumazione per un caso specifico.
Tale perizia, con le relative implicazioni etiche e legali, contribuirà a ricostruire le cause dei decessi e delle lesioni riportate dagli anziani, delineando il quadro delle responsabilità.
Il processo si preannuncia lungo e complesso, con la necessità di esaminare nel dettaglio la condotta di Paola Pettinà, le motivazioni che potrebbero averla spinta ad agire in questo modo, e le dinamiche assistenziali che hanno permesso che tali abusi si verificassero.
La vicenda solleva, in definitiva, interrogativi profondi sulla protezione degli anziani, sulla necessità di controlli più rigorosi nel settore dell’assistenza domiciliare, e sulla responsabilità individuale e collettiva nella tutela della dignità e della salute delle persone più vulnerabili.

