Il procedimento penale contro Luigi Gianello e Martina Binotto, genitori del quattordicenne deceduto all’ospedale San Bortolo di Vicenza, ha preso una piega cruciale con il rigetto della richiesta di rito abbreviato da parte della Corte d’Assise.
La decisione segna un passaggio significativo, prolungando le fasi investigative e preparatorie di un caso estremamente delicato e mediaticamente sensibile, dove l’accusa di omicidio con dolo eventuale getta un’ombra profonda sulla responsabilità genitoriale.
La prima udienza, caratterizzata dalla presenza fisica degli imputati in aula, ha visto il collegio giudicante disporre l’acquisizione integrale degli atti d’indagine svolti dalla Procura berica.
Questa decisione mira a garantire una ricostruzione esaustiva e dettagliata delle dinamiche che hanno preceduto il decesso del ragazzo.
Parallelamente, è stata ordinata l’acquisizione del fascicolo processuale relativo al procedimento avviato dalla Procura dei Minori di Venezia.
Quest’intervento, volto a valutare l’adeguatezza dell’esercizio della potestà genitoriale, evidenzia la complessità del quadro giuridico e sociale che circonda il caso.
La decisione della Procura veneziana, successiva alla segnalazione del caso, solleva interrogativi cruciali sull’equilibrio tra autonomia decisionale dei genitori e obblighi di tutela della prole, specialmente in situazioni di malattia grave.
Un elemento di particolare interesse è l’acquisizione di un supplemento d’indagine, depositato dalla Procura, che include trascrizioni di conversazioni telefoniche intercorse tra soggetti a contatto con il quattordicenne dopo la divulgazione delle indagini preliminari.
Questo materiale potrebbe rivelare nuove informazioni sulle pressioni subite dal ragazzo, sulle reazioni del suo ambiente sociale e, potenzialmente, sulle motivazioni alla base delle scelte genitoriali.
L’indagine in questo ambito suggerisce la presenza di dinamiche complesse, forse innescate dalla pressione dell’opinione pubblica o dalla paura di conseguenze legali.
La Corte, nella sua valutazione, ha ritenuto opportuno non procedere all’audizione dei testimoni in questa fase preliminare.
Si è invece optato per l’ascolto dei consulenti tecnici, figure chiave per la ricostruzione scientifica e medica della vicenda.
La loro competenza sarà fondamentale per valutare la tempestività e l’adeguatezza delle cure prestate al ragazzo, nonché per determinare il nesso causale tra le azioni (o omissioni) dei genitori e il decesso.
L’audizione della madre del ragazzo, figura centrale nella vicenda, rappresenta un momento emotivamente denso e potenzialmente determinante per la ricostruzione degli eventi e la comprensione delle motivazioni alla base delle scelte compiute.
La sua testimonianza, attesa con particolare attenzione, potrebbe contribuire a gettare luce sulle dinamiche familiari e sulla gestione della malattia.
La lunga e complessa vicenda giudiziaria si prospetta come un profondo esame di coscienza, non solo per gli imputati, ma per l’intera comunità, stimolando una riflessione cruciale sui diritti dei minori, la responsabilità genitoriale e i limiti dell’autonomia decisionale in ambito sanitario.







